• Nina Ferrari

A chi dice che il Giorno della Memoria è una barba inutile: ma davvero?


Il Giorno della Memoria viene celebrato ogni 27 gennaio per ricordare le vittime della Shoah e ricorre proprio in questa data perché fu il 27 gennaio del 1945 che le truppe dell'Armata Rossa liberarono il campo di sterminio di Auschwitz.

Cosa significa ricordare la Shoah oggi? E che senso può avere per noi celebrare la memoria di questo giorno, a distanza di più di settant'anni?

Ricordare significa accogliere la testimonianza dei sopravvissuti che tornarono a raccontare la loro esperienza dai campi e comprendere come l'umanità, sotto le spoglie della politica di Hitler e dei suoi gerarchi nazisti, avesse potuto ordire la soluzione finale, una macchina di morte pensata scientificamente per annientare altri uomini puntigliosamente selezionati.

Ricordare significa anche assumere dentro di sé la certezza che, sì, tutto questo - proprio tutto questo - è accaduto davvero. Significa non dimenticare che una maggioranza di comuni cittadini, brave persone, gente normale, aveva visto promulgare le leggi razziali ed era stata testimone della loro attuazione, aveva accettato le retate volte a catturare persone di origine ebraica, aveva prestato fede a politici e media che dipingevano gli ebrei come animali, scarafaggi, esseri inferiori, aveva chiuso un occhio - forse due - di fronte alla violenza che veniva a essi riservata in nome dell'ordine sociale, aveva accettato che i loro vicini di casa - precisamente di cultura ebraica - fossero scomparsi da un giorno all'altro e fossero trasportati altrove, in un altrove qualsiasi, purché non stessero lì a disturbare la loro quiete.

Ricordare nel Giorno della Memoria significa capire che tutto questo è accaduto davvero, dunque può accadere. E questo comporta che potrebbe succedere ancora. L'umanità nel frattempo certo non è diventata migliore, né più buona. Ricordare significa non anestetizzarsi di fronte al dolore dell'Uomo e accogliere la testimonianza del singolo come un esempio non solo di quanto è stato possibile, ma soprattutto di quanto è necessario che non accada più, perché oggi, proprio in quanto europei, non abbiamo scuse: frasi come "non sapevo", "non potevo immaginare" sono non solo ingenue, ma false: proprio perché il Giorno della Memoria esiste e ci bombarda ogni anno di testimonianze a cui non possiamo sottrarci. Sentirsi superiori alla barbarie non ci rende superiori alla gente comune che viveva negli anni '40. Ci rende solo più vulnerabili, sordi o sciocchi.

Ricordare oggi significa: capire che la foto di questo post è stata scattata lo scorso 11 gennaio in un campo profughi a Belgrado. E chiedersi se non siamo a un passo dal commettere errori storici di fronte a cui brava gente come noi a volte si sente tanto superiore da permettersi di dire che il Giorno della Memoria è una barba, e non serve a niente.

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