• Nina Ferrari

Quando (e perché) la memoria olfattiva evoca la memoria biografica


Prima che venisse indagata anche dalla scienza, e in particolare dalla psicologia, la memoria olfattiva è stata sondata soprattutto in territorio letterario. In particolare Proust, con la sua Recherche, incarna la pietra miliare della sua rappresentazione: nessuno, come lui, ha saputo spiegare meglio cosa significhi essere assaliti da una memoria in seguito all'incontro con un profumo che ci è caro (e a questo tema in particolare il blog de Il Tuo Biografo ha dedicato uno dei suoi articoli più apprezzati, che se vuoi leggere trovi cliccando qui). La memoria olfattiva è diventata terreno di studio scientifico solo negli ultimi anni: oggi sappiamo che, più di ogni altro senso, il nostro olfatto sa evocare episodi autobiografici con precisione, tanto da poter essere sfruttato anche in contesti terapeutici per ottenere benessere psico-fisico.

Gran parte degli odori che incontriamo nella vita non vengono dimenticati mai. Ciò significa che, anche se per molti anni non respiriamo un profumo in particolare, se lo incontreremo nuovamente sul nostro cammino saremo in grado di riconoscerlo, e magari di richiamare alla mente anche un ricordo della nostra vita che vi è associato. Se questo ricordo è carico di componenti emotive, nell'istante stesso in cui col nostro naso ci avvicineremo all'odore, quell'emozione sarà riprodotta in noi in modo involontario. Come mai?

Potremmo definire il nostro senso dell'olfatto primordiale, perché si tratta di uno dei primi sensi che si sviluppano nel feto mentre è in gestazione nella pancia della sua mamma; un feto infatti sa già riconoscere l'odore della madre dopo sette settimane dal concepimento e, per tutta la sua esistenza, non potrà più dimenticarlo. L'uomo condivide con molte altre specie animali lo sviluppo del senso dell'odorato: durante la formazione del nostro sistema nervoso, il sistema olfattivo si sviluppa creando dirette connessioni neuronali all'amigdala, ovvero alla ghiandola che nel nostro cervello gestisce le emozioni. Ciò significa che qualsiasi odore noi riconosceremo nel corso della vita, l'emozione che ne sarà suscitata ci assalirà ben prima del ricordo che le è legata, sempre che siamo in grado di riportarlo alla mente. Non è un caso che spesso, quando annusiamo un profumo conosciuto in un lontano passato, a volte siamo costretti a dire «mi ricorda qualcosa, ma non so che cosa»; eppure, nonostante la nostra incapacità di ricordare, comunque ci ritroviamo incomprensibilmente emozionati.

Poiché le emozioni e la memoria sono strettamente connesse l'una all'altra, uno dei modi migliori per riportare alla mente un dato episodio della nostra biografia è quello di provocare un sentimento che si avvicini allo stato emotivo che provavamo quando per la prima volta abbiamo immagazzinato quella memoria: questo fenomeno viene chiamato «memoria dipendente dallo stato affettivo»; e, come abbiamo visto, niente è capace di suscitarci un'emozione come respirare un profumo che abbiamo già conosciuto in passato. Quella prima volta, o quella volta più significativa delle altre, può essere rievocata dalla nostra memoria milioni di volte; ma attenzione: questo vale sia per i nostri ricordi più felici che per quelli dolorosi.

Per questa ragione è possibile immaginare un percorso biografico basato sui profumi: odori semplici, come quello della carta, delle matite o del cuoio, saranno capaci non solo di emozionarci, ma anche di evocare una miriade di storie, aneddoti e racconti prima sepolti nel passato. Ognuno avrà i suoi: c'è chi riconosce l'odore delle neve e chi non potrebbe mai confondere con nessun altro quello dell'asfalto bagnato. Il profumo della lana, della cioccolata o di un agrume non solo porteranno a galla emozioni, ma anche racconti presentificati con una potenza inimmaginabile altrimenti.

La potenza evocativa dell'olfatto viene ormai usata anche in terapia: nel 2013, uno studio interessantissimo del professor Miki Kiososha dell'Università di Oxford ha infatti dimostrato che memorie autobiografiche positive suscitate dalla memoria olfattiva possono migliorare l'umore in maniera decisiva, combattere lo stress e gli stati d'ansia. Test di laboratorio condotti su volontari, sia di sesso maschile che femminile, hanno dimostrato che persino alcuni valori fisiologici come il battito del cuore o la traspirazione della pelle, o addirittura anche la risposta positiva del nostro sistema immunitario, possono benificiare da questo genere di ricordo.

Immaginate dunque cosa potrebbe essere una raccolta di racconti biografici costruita sugli odori: una mappa di storie involontariamente ricordate, raccontata sotto l'effetto di un'emozione del passato che si fa viva grazie a un profumo. Non ci rimane dunque che cominciare ad annusare e a ricordare...

Vuoi approfondire ulteriormente la relazione tra memoria ed emozioni? Cliccando qui potrai leggere l'articolo che il blog de Il Tuo Biografo ha dedicato a questo tema.

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