• Nina Ferrari

Storie di redenzione: migliorare la propria vita raccontandosi


Raccontare la propria vita per ricrearla, ridarle un senso nuovo e, attraverso questo atto narrativo, cambiare noi stessi. In meglio.

Questo, in poche parole, il fine dell'approccio di Dan Mac Adams, psicologo della Northwestern University di Chicago, Illinois, che da più di trent'anni si occupa di una branca particolare della psicologia, la psicologia narrativa. Esponente della psicologia comportamentista cognitiva come Jerome Bruner, in anni di studio Mc Adams ha sviluppato un metodo terapeutico basato sulla narrazione del sé attraverso il riconoscimento di capitoli esistenziali fondamentali - momenti alti e momenti bassi, svolte essenziali nel proprio percorso, prime memorie infantili e valori e credenze importanti per il soggetto intervistato.

L'intuizione sostanziale di Mc Adams consiste nel ritenere che uno stesso evento possa essere ritenuto dal soggetto positivo o negativo, o addirittura neutro, a seconda del punto di vista, e che la narrazione stessa degli eventi secondo il proprio punto di vista sia determinante nel forgiare la propria personalità. Sarebbe dunque possibile riscrivere parte del nostro modo di vedere il mondo attraverso una nuova interpretazione dei fatti della nostra esistenza, e ciò pur rimanendo sempre coscienti degli avvenimenti che l'hanno contraddistinta.

In particolare, Mc Adams ha individuato due fondamentali modi di raccontarsi: le persone tendono raffigurarsi attraverso "redemptive stories", storie di redenzione, o "contamination stories", storie di contaminazione. In che modo si differenziano questi due tipi di narrazione di sé?

Ebbene, chi di sé propone prevalentemente "storie di redenzione", tende a raccontare per lo più passaggi esistenziali che da un punto basso svoltano a una realtà migliore, mentre chi invece si raffigura attraverso "storie di contaminazione" fa il contrario, cioè dà di sé ritratti che da un apice esistenziale positivo cambiano in peggio. Il punto veramente interessante è però riconoscere che diversi punti di vista danno anche luogo personalità diverse.

Infatti gli studi di Mc Adams rivelano che coloro che sono inclini a raccontare il proprio vissuto attraverso "storie di redenzione" tendono ad avere una maggiore stima della propria storia, ritengono che la loro vita abbia un senso, sia importante, e mostrano anche un'inclinazione più generosa nei confronti del prossimo, cioè si spendono di più per migliorare il mondo, il futuro e aiutare le nuove generazioni. Mentre invece chi si identifica in "storie di contaminazione" è più propenso a cadere in depressione o in stati d'ansia e a vedere la propria esistenza come un ammasso di eventi incoerenti in cui è difficile districarsi; allo stesso tempo, questo secondo gruppo è meno proattivo nei confronti del prossimo e ha del mondo una visione pessimistica.

Il punto è: trasformare il punto di vista, cioè fare sì che la narrazione della propria vita diventi una storia di redenzione, è possibile. Quindi è possibile che applicando la teoria della narrazione alla terapia si possa fare della propria vita un romanzo con finale positivo, o almeno agrodolce, e che questo porti il soggetto a stare meglio con sé stesso e a superare fasi difficili della propria vita. Se questo argomento vi interessa nello specifico, in questo articolo ho parlato del potere della scrittura biografica per dare ordine ai contenuti difficili della nostra esistenza, mentre cliccando qui potrete trovare un esempio pratico di quello che intendo.

Dal punto di vista narrativo, chi riesce a riconoscere in sé una grande o tante piccole "storie di redenzione" è anche riuscito a ottenere un controllo sugli eventi, a trarre insegnamenti dai momenti difficili e a raffigurarsi il mondo e l'esistenza come un luogo e un periodo colmi di significati, ancorché dolorosi, in cui gli ostacoli affrontati hanno in seguito ottenuto, appunto, una propria redenzione. E a questo punto non è difficile credere che l'esercizio - seguito o meno da un terapista - a riscrivere il proprio vissuto secondo un punto di vista che vada dal basso all'alto - cioè proprio nel segno della redenzione - possa essere d'aiuto a chi abbia di sé e del proprio vissuta una bassa autostima.

Nella pagine di questo blog l'abbiamo già detto tante volte: raccontarsi, ma soprattutto raccontarsi attraverso il confronto con una nuova chiave di lettura, che dia controllo e luce nuova alla nostra esistenza, può essere molto benefico. Per quanto riguarda casi non patologici, questo può valere anche per la narrazione di sé con una persona attenta alle svolte dell'esistenza come un ottimo amico o un biografo (ad esempio attraverso un percorso biografico personalizzato: ne ho parlato in questa pagina qui).

Per chi volesse approfondire gli studi di Mc Adams e non avesse problemi con la lingua inglese, consigliamo di leggere questo articolo TED pubblicato nel gennaio del 2017.

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Per leggere altri articoli che approfondiscano l'importanza della scrittura biografica e le sue diverse sfaccettature, i suoi obiettivi e i suoi metodi, clicca qui.

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