• Nina Ferrari

Quel periodo fondamentale, tra i 15 e i 25 anni


La memoria sceglie sempre di rappresentarsi i ricordi che vuole. Ovvero, spesso non siamo noi a decidere cosa ricordiamo, ma è lo stesso meccanismo che regola la memoria a favorire il recupero dei ricordi nella maniera specifica in cui accade.

Vi ho già parlato di come la memoria dipenda dalla parte del cervello che regola le emozioni - ovvero dal sistema limbico - e questo infatti comporta, per esempio, che determinate esperienze olfattive o gustative, cioè strettamente connesse ai sensi, possano essere recuperate attraverso coincidenze che sono al di fuori del nostro controllo (in questo articolo trovate un approfondimento sul legame tra l'olfatto e la memoria biografica).

Allo stesso modo, il fenomeno della reminiscenza negli anziani, di cui invece vi ho parlato qui e che, come vi ho raccontato, ha una sua specifica funzione evolutiva, avviene senza che essi desiderino recuperare precise memorie della giovinezza: esse, semplicemente, sovvengono all'improvviso.

Ma perché proprio la memoria della giovinezza? E di quale parte della giovinezza in particolare? Gran parte della comunità scientifica dà ormai per dimostrato che il fenomeno della reminiscenza riguardi uno specifico periodo della propria vita, ma ancora non è stato spiegato esaustivamente perché questa particolare manifestazione della memoria abbia luogo.

In alcuni studi si è ipotizzato che il picco di memoria riguardi il periodo della vita in cui per la prima volta ci si confronta con gran parte delle proprie esperienze: il primo bacio, il primo viaggio, il primo esame all'università. In altri studi invece è stato suggerito che tali picchi di memoria riguardino una fase dell'esistenza in cui si è più propensi, oltre che a vivere dati momenti, anche a parlarne con i propri compagni di percorso, dando così luogo a un intreccio di vita e riflessione che facilita grandemente l'impressione di certi eventi nella nostra memoria.

In un loro recente studio intitolato The tracks of my years: Personal significance contributes to the reminiscence bump, pubblicato sulla rivista scientifica Memory & Congnition, i neuropsicologi Clare J. Rathbone, Akira R. O’Connor e Chris J. A. Moulin hanno provato a suggerire una diversa interpretazione del fenomeno della reminiscenza: essi non solo hanno provato a dare una propria spiegazione, ma hanno certamente provato che tale lasso di tempo, interessato dai picchi di memoria, si situa tra i 15 e 25 anni.

Nel loro esperimento essi hanno infatti fornito a persone di diversa età una lista di film, canzoni o avvenimenti storici tra cui dovevano scegliere solo cinque di quegli elementi, rispondendo a diverse domande (come, per esempio: scegli quali tra questi film hanno vinto un Oscar, indicami cinque importanti avvenimenti storici o cinque tra le più belle canzoni secondo te). La lista comprendeva elementi comparsi per la prima volta dal 1950 al 2005: tutti coloro che hanno partecipato all'esperimento hanno selezionato film o avvenimenti importanti avvenuti nel periodo storico in cui la loro età era compresa tra i 15 e i 25 anni.

Lo studio di Rathborne, O'Connor e Moulin però non si ferma qui: infatti, l'esperimento era composto da una seconda fase, in cui ai partecipanti veniva data una nuova lista, in cui questa volta comparivano solo canzoni. Di queste canzoni essi dovevano dire se le conoscessero oppure no; nel caso in cui conoscessero la data canzone, se a essa fosse associata una particolare memoria personale: ed è qui che l'esperimento si fa particolarmente interessante.

Secondo questo studio, le memorie personali venivano accostate a una data canzone solo se essa era uscita alla radio quando l'età dei partecipanti era compresa tra i 15 e i 25 anni! Cosa poteva significare?

La conclusione che i ricercatori hanno tratto da questo particolare comportamento è che il picco di reminiscenza corrisponda al periodo della vita in cui si forma la nostra personalità e che dunque esperienze e memorie di questo periodo, comprese le canzoni ascoltate per la prima volta tra i 15 e i 25 anni, abbiano contribuito a formare il nostro io, a cristallizzarlo così come sarà per il resto della vita, definendo una volta per tutte la nostra personalità.

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