• Nina Ferrari

Consigli di sopravvivenza per le feste in famiglia: il coraggio di chiedere


Io lo so che tra voi esistono degli Spiriti Natalizi incalliti. Conosco persone che cominciano a fare il conto alla rovescia per Natale a partire da settembre e che pianificano nuovi addobbi luccicanti ogni anno. Ecco, voi sicuramente capirete di cosa sto per parlare e forse ci avevate già pensato.

Ma so anche che molti altri di voi preferirebbero trovarsi sul ciglio di un vulcano fumante piuttosto che in una sala da pranzo gremita di parenti con cui essere forzati a condividere lo spazio vitale. Ogni anno. La stessa solfa. Senza che vi sia data speranza di disertare mai. Ecco, voi, abbiate coraggio: sto per darvi qualche utile consiglio di sopravvivenza. Non parlo di consigli odiosi per gente cinica che neanche il Grinch, no. Consigli veri, che magari quest'anno vi porteranno ad apprezzare - veramente - qualche attimo di questo raduno annuale. Non pretendo di creare rivoluzioni, ma di dare la possibilità a qualche minuto rivoluzionario forse sì.

Ebbene, dunque, cominciamo. Dal punto cruciale del problema, che in poche parole può essere così riassunto: a Natale spesso siamo forzati a frequentare gente che non abbiamo scelto, che non ci interessa, che non frequentiamo normalmente né forse lo faremmo mai, se non ci fosse capitata questa strana cosa chiamata famiglia. In una famiglia può esserci veramente di tutto: dal gioviale al burbero, dal ricco al povero, dal colto all'ignorante, dal depresso clinico al depresso un po' emo; ci sono i tradizionalisti e i progressisti, i timidi e gli egocentrici. Tutti radunati assieme in nome di un cognome o un legame di sangue o un incrocio di matrimoni. Questo è il problema, il fatto che non si abbia nulla in comune, se non qualche ricorrenza forzata. Il pasticcio è che anche cercando con buona volontà qualcosa da avere in comune, no, non è possibile trovarla. Questo è il problema delle famiglie allargate (alla nuora, alla suocera, al fratello del cognato, alla fidanzata del cugino: per non parlare dei loro figli!).

Il secondo grande problema riguarda invece i parenti più stretti, con cui soprattutto in queste occasioni si è costretti ad affrontare - affrontare per modo di dire: diciamo piuttosto subire in silenzio - le antiche tensioni o i dolori mai risolti, le preferenze ingiuste o i conflitti del passato rimasti immutati nel tempo fino a oggi. Queste sono le situazioni più difficili da gestire, perché, per quanto ci si imponga di essere indifferenti, è impossibile eliminare quel punto sanguinante al centro del cuore che ci prega di fuggire al più presto dalla tortura. No, per questo genere di problema non ho una formula risolutiva, ma magari un piccolo balsamo sì. Cercate di tenere duro e, nel frattempo, intrattenetevi.

In cosa consisterebbe la mia strategia? Semplicemente nel riconoscere che nessuna persona è sempre e solo antipatica, perché tutti hanno uno spiraglio di apertura, di gentilezza, di entusiasmo. E la vostra missione quest'anno sarà cercare quello spiraglio, come in una caccia al tesoro, e se riuscirete a individuarlo a poco a poco vi ci potrete infilare, conquistando un tesoro. Di quale tesoro sto parlando? Delle storie della vostra famiglia, ovviamente!

Siamo così abitati a essere indifferenti che spesso ci dimentichiamo l'effetto che crea l'interesse nell'altro. Diamo per scontato che una persona non abbia nulla da darci, e mi riferisco alla sfera affettiva, che neanche ci proviamo. Invece io credo che un po' di sano interesse per gli altri - negli altri che, in un certo senso, sono una parte di noi, perché di fatto sono la nostra famiglia - possa salvare molti raduni familiari dalla nostra voglia di suicidio. Perché se si pone la domanda giusta chiunque sarà felice di raccontare: per quanto sia scadente il racconto, sarà un po' come entrare nel film della propria vita, o delle vite degli altri attorno a noi. È tempo di prendere i pop-corn.

Tutti - o quasi tutti - amano raccontare specifici periodi della loro vita, che di solito coincidono con la loro giovinezza (in un altro post ho spiegato perché). E troppo spesso si dimentica il piacere che chiunque prova nel raccontare - nel raccontarsi, nel ricordarsi - perché di fatto nessuno ci chiede mai di farlo: ed è come se ci scordassimo del grande potere che hanno la memoria e la narrazione. Inoltre, se l'interesse è genuino, quasi nessuno rimane indifferente a essere oggetto di attenzione. Perché, non potrete negarlo, è piacevole. A volte ci comportiamo come atomi, ma siamo pur sempre umani, veramente molto umani. E se avrete davanti a voi una persona minimamente carina, ad un certo punto vi verrà ritornato il favore. E vi chiederanno: "Parlami di te". Qui naturalmente sarete voi a decidere se dire il vero, romanzare o inventare di sana pianta (ma sì, anche generare un po' di scompiglio a volte è divertente!).

Quindi il mio consiglio di sopravvivenza per le feste comandate in famiglia è: abbiate coraggio. Abbiate il coraggio di avvicinarvi al parente inavvicinabile e chiedetegli come ha cominciato tutto. Com'era il paese o il quartiere quando era un ragazzino (e qui siate indulgenti quando dirà: "Ai miei tempi non era mica come oggi", sottintendendo che oggi è tutto allo sfacelo; tutti pensano che "ai loro tempi" le cose fossero migliori o peggiori-ma-comunque-migliori, mica perché fosse davvero così, ma perché erano i loro tempi). O come ha conosciuto l'amore della sua vita. O come ha fatto ad affrontare quel tale periodo storico o problema o difficoltà.

Ah, se parleranno volentieri! E anche se prima non vi interessava niente di loro, e magari continuerà a non fregarvene niente finito il periodo di feste, almeno sarete stati genuinamente intrattenuti da racconti di vita vissuta, da esperienze reali, da memorie di famiglia. Ricordate: in fondo, nel bene o nel male, questa è la famiglia che vi ha creato nel modo in cui siete. Il tempo passerà, voi vi sarete fatti una cultura e, passato qualche giorno, la vita tornerà a girare come prima. In attesa del prossimo Natale.

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