• Nina Ferrari

L'oblio di Kant che favorì il ricordo del fedele servitore Lampe


Chi conosce anche solo sommariamente la biografia del filosofo tedesco Immanuel Kant (1724-1804), sa certo che la sua vita fu sempre molto regolare, se non addirittura abitudinaria. Nato a Königsberg, nell'estremo Nord della Germania, Kant non lasciò mai la sua città natale, neppure per brevi periodi, e vi morì all'età di ottant'anni dopo aver dedicato tutta la sua vita allo studio e all'insegnamento. Non si sposò mai e non ebbe figli e su di lui non esistono pettegolezzi particolarmente interessanti. Nonostante questo, il suo pensiero e le sue opere attuarono una vera e propria rivoluzione nella filosofia moderna. Padre dell'Idealismo tedesco ed esponente dell'Illuminismo, Immanuel Kant è uno di quei filosofi di cui si può affermare che ci sia un prima e un dopo: perché dopo Kant il pensiero umano ha sempre dovuto necessariamente misurarsi con lui.

Rigore critico e razionalità furono certamente tratti distintivi della sua vita, come del resto si dice lo fosse l'abitudine: addirittura si racconta che i cittadini di Königsberg regolassero la loro vita non in base ai rintocchi della campana della cattedrale, ma misurandosi sulle abitudini del filosofo. Che si svegliava alle 5 meno cinque ogni mattina, che passeggiava ogni pomeriggio alla stessa ora percorrendo per ben otto volte, avanti e indietro, il medesimo viale, e si coricasse ogni sera alle dieci in punto. Ogni santo giorno della sua vita.

È possibile che parte di questa mitologia che racconta Kant nella sua estrema abitudinarietà sia esagerata a causa delle biografie che furono scritte sul suo conto subito dopo la sua morte; perché i loro autori avevano sì conosciuto il filosofo in persona, ma solo negli ultimi anni della sua vita, quando ormai era già molto anziano - e, del resto, se ci pensate, sono pochi gli anziani non abitudinari tra quelli che conoscete: o no? Pare invece che da giovane Kant fosse stato un uomo di mondo, molto piacevole in compagnia: lo si evince dall'epistolario, pubblicato in Italia dall'editore Il Melangolo, che racchiude molti dei suoi carteggi con diverse persolità dell'epoca. Ma, tenuto conto anche di questo, certo non si può definire la sua una vita avventurosa, fatta eccezione per le avventure dello spirito, ça va sans dire.

In un'esistenza così rigorosa, razionale e, almeno per quanto riguarda l'aspetto quotidiano, abitudinaria, uno strappo alla regola tende ad apparire rivelatore dell'intimo sentire del suo protagonista più che in ogni altra biografia. E, per quanto riguarda Immanuel Kant, tale strappo alla regola riguarda il suo rapporto col fedele servitore Martin Lampe.

Di Lampe conosciamo poco, se non che fu il domestico di Kant per quasi tutta la sua vita adulta. Come sappiamo, Kant non si sposò mai, perciò possiamo presumere che Lampe rappresentasse quanto di più vicino a una famiglia per il filosofo. Il domestico lo svegliava ogni giorno beccandosi gli improperi del padrone, che, immancabilmente, si scusava dopo poco per il proprio comportamento, una volta tornato in sé. Quando durante le passeggiate dello studioso «le grige nuvole annunciavano la pioggia, si vedeva il suo domestico, il vecchio Lampe, andargli dietro premurosamente preoccupato con un lungo ombrello sotto il braccio, come un'immagine della Provvidenza», racconta in modo un po' irriverente Heinrich Heine nel suo Per la storia della religione e della filosofia in Germania. Lampe conosceva il suo padrone come nessuno e, dopo tanti anni, le mancanze di Lampe - che pare fosse un po' grossolano a volte - erano le uniche che Kant potesse sopportare.

Eppure, ad un certo punto nel 1802, Lampe commise un errore che il suo padrone non potè sopportare, tanto che Kant lo licenziò. Al suo posto fu assunto un nuovo e più giovane servitore a cui il vecchio filosofo non riusciva ad abituarsi. Dopo tanti anni di vita in comune, forse qualcuno sarebbe stato incline a perdonare un errore, seppure grave, e a riassumere il vecchio servitore. Ma non Kant. Che anzi fece voto di voler eliminare dalla propria testa Lampe, prefiggendosi di dimenticarlo. Scrisse infatti su uno dei suoi fogli di appunti: «Ora il nome di Lampe va assolutamente dimenticato», come se scrivendo quella nota l'imperativo categorico dell'oblio potesse in effetti risolvere l'ossessione del ricordo per qualcuno che non c'è più.

A quel tempo, a 78 anni, Kant mostrava già alcuni segni di confusione senile che oggi, date le informazioni che abbiamo, possono essere ricondotte alla sindrome di Alzheimer, malattia che sarebbe stata scoperta solo poco meno di un secolo dopo. A quei tempi i suoi allievi e futuri biografi si limitarono a definirlo debole a causa dell'età, raccontando tuttavia il progressivo decadimento linguistico di quella grande mente. Sappiamo perciò che, negli ultimi anni della sua vita, nonostante in giovinezza fosse stato famoso per la sua memoria di ferro, Kant soleva prendere appunti su diversi foglietti per favorire la conversazione a pranzo con i suoi allievi. E, forse, come ipotizza anche Harald Weinrich nel suo Lete, la nota su Lampe, cioè il contraddittorio «ricorda di dimenticare», rappresenta l'estrema frontiera di un memento scritto da chi è in lotta con la propria capacità di ricordare, o di ricordare di voler dimenticare.

In un eccesso di razionalità, forse sostenuto anche dalla demenza senile che avanzava, il maestro di logica, colto da un'impeto di nostalgia, s'impose l'estrema contraddizione di appellarsi alla memoria per favorire l'oblio. E grazie ai biografi di Kant, che in seguito alla sua morte avrebbero rinvenuto tutti i suoi foglietti di appunti, in realtà quella nota oggi ci permette di conoscere e ricordare il fedele servitore Lampe, a dispetto del desiderio di Kant che invece avrebbe voluto condannare il suo nome all'oblio.

La storia di Immanuel Kant e del suo sevitore Lampe è così evocativa nel suo essere stilizzata, da aver creato un piccolo seguito letterario. Nel 2001 è stato pubblicato in italiano il romanzo dai toni noir Kant e la critica del Servitore impuro, che, con fervida immaginazione, trasforma Lampe addirittura in un assassino. Mentre è del 2017 l'edizione della graphic novel, per ora disponbile solo in tedesco, Lampe und sein Meister Immanuel Kant (in italiano: Lampe e il suo padrone Immanuel Kant), scritta da Antje Herzog, che, in modo umoristico, cerca nel rapporto tra questi due uomini così diversi, e in una serie di aneddoti biografici su Kant, le basi del pensiero di un filosofo le cui idee, ancora oggi, continuano a influenzarci.


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