• Nina Ferrari

William Zinsser e il senso del tempo che muta quando metti al mondo un figlio


«Una delle frasi più tristi che conosca è "Quanto vorrei aver chiesto quella cosa a mia madre"», recita una delle frasi più citate di William Zinsser.

Autore di diversi memoir e di manuali sulla scrittura, giornalista per il New York Herald Tribune e professore di scrittura alla Yale University, Zinsser è scomparso nel 2015, alla veneranda età di 92 anni. A lui il blog de Il Tuo Biografo ha dedicato non a caso un un pezzo sulle cinque regole che Zinsser reputava fondamentali per chiunque si cimentasse con la scrittura: tra i vari Consigli di scrittura pubblicati qui sul blog sono tra i miei preferiti e, se volete dar loro un'occhiata, potete farlo cliccando qui.

Avendo lasciato dietro di sé diverse opere che trattano di scrittura biografica e autobiografica, Zinsser può essere a tutti gli effetti considerato un esperto particolare anche in questa materia, a cui ha dedicato un volume, il suo Writing about yourself: a journey into the past (ovvero: Scrivere su te stesso: un viaggio nel passato), del 2005, ancora mai tradotto in italiano.

Secondo Zinsser, capita spesso che una persona, giunta a un punto avanzato della sua vita, decida di raccogliere delle note sulla sua esistenza e - anche se magari non è in grado di farne un vero libro - le raccolga in quella che può essere più o meno chiamata una biografia; o, come la definirei piuttosto io, l'embrione di una biografia. Molto più raro è invece che i suoi discendenti - figli o nipoti - riconoscano in quegli appunti un valore quando ancora sono molto giovani. Perciò è assolutamente infrequente che un anziano venga incitato a raccontarsi, a narrare la propria storia, come del resto è insolito che i suoi giovani discendenti lo stiano ad ascoltare fino in fondo, soprattutto se ancora non hanno raggiunto la mezz'età.

«Troppo spesso», scrive Zinsser ponendosi nei panni delle generazioni più giovani, «le memorie di una persona muoiono col loro proprietario e troppo spesso il tempo ci sorprende esaurendosi all'improvviso», ovvero, in qualche modo, quando quelle storie non possono più essere né ascoltate né recuperate. È in queste occasioni che suole ricorrere il rimpianto "Quanto vorrei aver chiesto quella cosa a mia madre", o a mio padre, o a mio nonno, e la tristezza di una simile frase consiste nel fatto che il tempo ci sarebbe stato, solo che quando era possibile non ci si aveva pensato.

Secondo Zinsser le giovani generazioni si accorgono di aver bisogno di conoscere la storia della propria famiglia - che è, a pensarci bene, una personale mitologia, ovvero la radice della propria esistenza - solo quando mettono al mondo a loro volta dei figli. Diventare genitori pone i giovani in una prospettiva diversa o, forse per la prima volta, li pone in prospettiva davvero, in un dialogo tra generazioni: perché li conduce a capire di essere parte di un organismo più grande, che prende vita e la dà, che ha assorbito storie e insegnamenti e a sua volta può dispensarli. Quali erano gli aneddoti che i loro genitori solevano sempre raccontare quando erano piccoli? Vorrebbero poterli ripetere proprio per perpetuare quella storia che - ora si accorgono - appartiene a loro come ai propri figli - ma, una volta venuta a mancare la fonte, a conservare quella memoria comune può intervenire solo la scrittura.

Osservato così, a prima vista, questo discorso può condurre a una concezione deprimente della vita - che scorre via prima che ce ne si accorga trascinando con sé le nostre storie. Ma, a ben guardare, tolto dai nostri occhi il velo miope che ci conduce a guardare solo il qui e l'ora, questa prospettiva ci induce a vedere la vita, nel nostro prendere e dare radici, in un'ottica che include la consapevolezza dello scorrere del tempo come un'opportunità per fare parte di qualcosa: di una tradizione, di una famiglia, di un racconto che non solo possiamo ricevere, ma anche tramandare, e a cui possiamo aggiungere il nostro piccolo tassello per renderlo ancora più grande, avvincente, profondo. E un po' più nostro.

Dicevamo: là dove manca la fonte primaria, ovvero la persona che ancora vorremmo poter ascoltare, può intervenire solo la scrittura. E la nostra memoria, per fortuna, può sempre venire in aiuto per rendere presente ciò che è assente. Scrivete, persone, scrivete: non importa che il testo sia sia bello, ma importa che sia vostro. E, se un giorno lo vorrete, potrete sempre contattare un biografo per rendere i vostri appunti un vero libro! Nel frattempo, però, cercate di ricordare quali sono i racconti che vi hanno fatti, che vi hanno portati qui e che hanno arricchito la vostra vita e il vostro peculiare modo di pensare. Da queste memorie certamente sgorgheranno anche i vostri antenati, che, ormai lo sapete, sono anche la storia dei vostri figli.

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