• Piero Babudro

Il racconto biografico: intervista a Nina Ferrari


Piero Babudro, consulente per la comunicazione digitale ed esperto di scrittura, nell'aprile del 2018 ha intervistato la biografa Nina Ferrari per il suo blog Segnalezero. Piero si occupa di content strategy, content marketing e storytelling e insegna anche all'Istituto Europeo di Design di Milano. Nel 2016 ha pubblicato per quelli di Flaccovio Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole. In questa intervista a Nina Ferrari ha concentrato la propria attenzione sul ruolo e il valore della scrittura biografica e di quella autobiografica in un'epoca complessa e variegata come quella attuale.

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“Prima si pensi a vivere, poi a fare della filosofia” è un monito che abbiamo sentito ripetere più e più volte. Ci esorta a occuparci in prima istanza degli aspetti legati all’esserci in questo mondo e poi, solo in un secondo momento, alimentare pensieri o congetture con cui quotidianamente ricreiamo il mondo nella nostra mente per raccontarlo di nuovo, sotto una nuova veste.
Ma allora che ci sta a fare la scrittura? Voglio dire, non è essa stessa memoria e, in controluce, biografia? Non è essa stessa vita vissuta e cristallizzata in parole, pensieri e congetture? Non è forse uno strumento quasi magico che conferisce un senso al lento susseguirsi dei giorni? Certo, va utilizzata con consapevolezza, altrimenti rischia di diventare il trono della boria, il piedistallo da cui fuggire dal mondo, quando invece dobbiamo sperimentarlo e attraversarlo. Questo desiderio di disfarsene mi ricorda i ragionamenti di Ray Bradbury, che non ha mai fatto mistero del suo bisogno di scrivere per non farsi raggiungere dall’imperfezione del quotidiano e dai suoi più intimi squallori.
Per alcuni la scrittura è un rifugio, per altri una terapia o un anestetico che aiuta a prendere le distanze dalla realtà, a renderla diafana, sottile e, forse proprio per questo motivo, più facilmente assimilabile. Ma fortunatamente ci sono anche persone fatte di una sostanza diversa. Sto parlando di mani, cuori e quaderni di appunti di certo meno in vista di un Bradbury o di un Joyce: occhi che guardano alle pieghe del mondo con meraviglia e rispetto, alla ricerca non di epifanie o di innominabili significati, ma di quella vita pulsante, magmatica e indefinibile che può essere incastonata in un senso, in una direzione o in un significato solo grazie alla parola scritta.
Negli anni il mio lavoro e il mio stile di vita mi hanno portato a conoscerne diverse: Nina Ferrari è senza dubbio una delle più preziose.
Il suo lavoro – ma anche, se vogliamo, la sua missione – è mettere la scrittura al servizio delle persone allo scopo di recuperare la vita offuscata dai meandri del vissuto personale e famigliare. Scrittura biografica, quindi, ma trattata ed esplorata con tutta la sensibilità del caso. Decine di persone le hanno commissionato la stesura del proprio racconto autobiografico o la scrittura della storia della propria famiglia. Materia delicata, altro che i sogni. Qui si parla del tessuto che lega la Storia collettiva alle piccole grandi storie di ogni giorno.
Tutto questo e molto altro ancora ha un nome, Il Tuo Biografo, e rientra a pieno titolo nel concetto di scrittura consapevole che anch’io, nel mio piccolo, difendo e porto avanti. Per questo motivo, affascinato dal rapporto tra scrittura, memoria e biografia, ho deciso di intervistare Nina. Ecco cosa mi ha raccontato:
Ciao Nina, innanzitutto grazie della disponibilità. Cosa vuol dire essere una biografa?
Essere una biografa significa coltivare la passione per le storie delle persone, prendermi cura delle loro memorie e trovare il modo migliore per capirle e raccontarle in forma scritta. Ogni individuo ha i propri temi, il proprio movente, un modo unico e articolato di interpretare il mondo che lo circonda – ha persino un proprio ritmo: per comprendere tutto questo è necessario praticare un ascolto attivo, che non si fermi alla superficie, ma che incalzi un’auto-riflessione in chi intraprende un percorso biografico al fine di svelarne la personalità. Io ho sempre amato conoscere profondamente le persone, perché sono sistemi unici dotati di una propria coerenza e di una bellezza che non è mai ripetibile. Eppure siamo anche tutti accumunati dai grandi temi della vita, che ognuno interpreta vivendo – e pensando – a modo proprio. Un biografo deve capire quali temi universali rappresentano il motore dell’individuo che intende raccontare e poi declinarli all’interno della narrazione dei minuti fatti che compongono la sua vita.

Per continuare a leggere l'intervista sul blog di Segnalezero, copia e incolla questo link nella barra degli indirizzi:

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