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  • Nina Ferrari

I Racconti della Cantina 6: la fine. E la nascita di un biografo


Chi mi ha seguita nel corso del racconto delle mie avventure nella cantina della nonna, sa che assieme ad alcuni dettagli bizzarri e a qualche oggetto veramente lurido, ho in realtà trovato soprattutto ragioni per emozionarmi e regalare un commovente tuffo nel passato a coloro che mi sono vicini. Le lettere d'amore, le fotografie, i simboli delle svolte importanti della vita dei miei parenti erano stati conservati gelosamente dall'immobile accumulazione di mia nonna, in un disordinato equilibrio di mobili e cassetti tutti da svelare. Più scoprivo il loro passato coperto dalla polvere, più il mio istinto era quello di scavare, ripulire, selezionare, per rendere onore alla storia della nostra famiglia e restituirne i frammenti che trovavo ai legittimi proprietari. Con risultati che si sarebbero rivelati alterni, come ho già avuto modo di raccontare.

Mia nonna, lo ammetto, non era molto felice di questa mia passione per il riordino, anche se in qualche momento credo che ne abbia beneficiato anche lei: per esempio quando, dopo più di cinquant'anni, le porsi la fotografia dei suoi genitori, scomparsi quando lei era appena una bambina. Quanta commozione fanciullesca in quegli occhi di vecchia che osservavano stupiti il volto di suo padre! I decenni passati a essere una donna e madre di famiglia si sciolsero all'istante, riportandola a un tempo passato in cui era stata solo un'amata figlia, una scolara, una sorella. Guardando le sue mani tremanti accarezzare le figure dei suoi genitori, ebbi quasi la sensazione di aver inventato una macchina del tempo.

Come spesso accade, il mio obiettivo iniziale - cioè riordinare la sua cantina - si tramutò nel corso del tempo in uno svelamento dei ricordi che quella cantina celava da anni; a metà dei miei lavori, finii però per accarezzare un'idea e un proposito ancora diverso: e se fossi stata in grado di trovare un modo per regalare quelle emozioni non solo alla mia famiglia, ma anche agli sconosciuti? Incontrare pezzi della mia storia, dei miei nonni, dei miei bisnonni, di mio padre e dei miei zii, mi aveva fatto capire una volta di più quanto fosse meravigliosa la sensazione di scoprire le proprie radici e i propri racconti familiari. E, mentre creavo spazio nella cantina di mia nonna, e incappavo in questi minuti tesori inestimabili, cominciai a sviluppare le prime basi del progetto di Il Tuo Biografo: volevo mettermi al servizio delle storie degli altri, perché generazioni diverse potessero incontrarsi, grazie al racconto biografico e alla condivisione di memorie, in un oggetto che parlasse di loro e restituisse loro una radice comune, un senso di appartenenza

Quando ero una ragazza il mio sogno era trovare un mio posto nel mondo culturale e, in particolare, nell'editoria. Le lettere, la scrittura, i libri: sono sempre stati la mia passione, fin da piccola. Nell'ultimo Natale passato assieme a mia madre, che purtroppo era già malata e ci avrebbe lasciati dopo pochi mesi, ricevetti in regalo una macchina per scrivere, una Lettera 25 della Olivetti. Avevo sei anni e, se osservo nelle fotografie di allora la gioia che avevo negli occhi abbracciando quella macchina per scrivere, così grande rispetto al mio corpicino di bambina, non posso che pensare che certe passioni e certi talenti non possano che essere innati in noi: cosa sapeva di scrittura una bambina di sei anni? Come poteva essere così felice di quel marchingegno, lei che aveva appena imparato a vergare in stampatello i suoi primi pensierini? Eppure.

Durante il mio percorso di accademico, in cui prima avevo compiuto studi filosofici e poi editoriali, il mio impegno e la mia passione confluivano sempre in questi due binari: la memoria e la letteratura, dunque i libri. Diventando grande capii che un buon compromesso, lavorativo ed esistenziale, che speravo avrebbe potuto rendermi felice, sarebbe stato lavorare nell'editoria: e così ho fatto, per diversi anni. Però poi sono cresciuta ancora di più: e ho capito che in fondo ero troppo giovane per accontentarmi di un mero compromesso. Non valeva forse la pena di scoprire se sarei stata in grado di dedicarmi in modo più totale a entrambi i filoni della mia passione? Presi tutto il coraggio che avevo e mi licenziai dal mio posto fisso in una bellissima casa editrice e, armata del mio fardello di domande, me ne tornai a casa, nella mia città natia, per riflettere su quello che avrei potuto fare di me stessa.

È proprio in questo periodo che iniziai la mia avventura nella cantina della nonna. Spesso mettere in ordine uno spazio aiuta anche con le confusioni nella testa. Ma non è che pensai a questo quando spostai il mio primo mobile; lo feci naturalmente, perché era ciò di cui avevo bisogno. E il percorso che intrapresi in quel periodo, tra polvere e memorie e narrazioni familiari riscoperte, mi ispirò una riflessione su quello che potevo dare al mondo, io, proprio io. In cosa ero brava? Nel restitituire agli altri i frammenti della propria storia, ad esempio. Nel dare un senso a quei frammenti per comporli in una storia che desse un senso maggiore all'esistenza. Nella scrittura, nella narrazione delle storie. Nel vedere bellezza anche negli eventi più minuti, mantenendo uno sguardo ampio che restituisse anche l'armonia più vasta della vita. E cosa potevo fare con queste qualità assolutamente astratte?

Una sera, all'improvviso, ebbi un'illuminazione: «potrei essere un biografo!», dissi al mio compagno di punto in bianco.

«Il biografo di chi?», mi chiese lui un po' stralunato.

Il tuo biografo, il biografo di tutti.

Perché, in fondo, se non io chi?

È curioso come spesso nella vita, ma soprattutto nei momenti importanti di svolta, tanti piccoli fili, ancorati in punti lontani della propria storia, si intreccino in modo inaspettato per dare luce alla pietra miliare dei propri cambiamenti radicali. E, forse ancora più curioso, è che di questi momenti, e di come si sono creati, ce ne accorgiamo sempre dopo: quando cioè ci voltiamo indietro e, dopo aver già camminato un po' in una data direzione, scopriamo con stupore quanto queste svolte siano state necessarie, quasi ovvie, dato il nostro percorso. Ma durante no, durante non è possibile vedere niente. Perché questa è la vita: si vive. E l'impegno che impieghiamo a vivere spesso non può essere distratto da una riflessione che si guardi indietro. Questo può accadere solo poi.

Riordinare la cantina della nonna è stato un processo lungo, in cui da un lato ho scoperto pezzi della mia storia e, dall'altro, vi ho trovato la base per costruire un nuovo capitolo del mio futuro. Ma il dettaglio che forse rivela la perfezione di questo mio episodio autobiografico sta proprio nella dimensione fisica della mia impresa: perché grazie alle mie avventure nella cantina ho creato un sacco di spazio. E sai cosa si può fare con tanto spazio vuoto finalmente liberato? Si può allestire uno studio, ricavato da una stanza sgombra della cantina della nonna.

Scommetto che hai già capito dove sto andando a parare: ebbene sì, sto scrivendo questa storia seduta nel mio studio, che si trova nella cantina della nonna. E chi l'avrebbe mai detto, quando, in un giorno di inoltrata primavera di qualche anno fa, alla ricerca di un oggetto che neppure mi ricordo se ho mai ritrovato, mi misi a spostare il primo mobile impolverato! Il fatto è che che a volte bisogna guardarsi indietro un attimo per andare avanti: per fare spazio, nella testa e nel cuore, e per ritagliarsi un nuovo margine d'azione, in cui sia possibile diventare una versione migliore e più autentica di noi stessi.

Una nota su Racconti della Cantina

I Racconti della Cantina sono una raccolta di sei storie autobiografiche che in parte descrivono come sono arrivata a diventare un biografo di professione. I fatti narrati, che mi sono tutti realmente accaduti, si sono svolti nell'arco di un anno circa, tra il 2015 e il 2016: in quel periodo stavo cercando alcune risposte sulla mia vita, che volevo trasformare in meglio, sia dal punto di vista personale che soprattutto sotto il profilo professionale. Mentre riordinavo la cantina, cocciuta come un mulo impolverato e affaticato (oltre che in incognito, naturalmente, perché la nonna non mi scoprisse), certo non pensavo che organizzare quegli spazi avrebbe anche creato posto a un'idea che mi avrebbe cambiato la vita: eppure è proprio quello che è successo quando alla fine di quel percorso ho fondato il progetto de Il Tuo Biografo. Per me la cantina della nonna - che purtroppo se n'è andata alla fine dell'ottobre del 2018 - è una specie di allegoria esistenziale e I Racconti della Cantina, che all'inizio avevo cominciato a scrivere più per diletto che per esprimere grandi significati sulla vita, si sono rivelati essere molto più personali di quanto avrei mai potuto immaginare. Perché parlano di me, delle mie radici e della mia famiglia paterna; ma anche perché raccontano in sei affreschi abbozzati alcune lezioni apprese sulla mia pelle, su cosa significhi riflettere su se stessi e sulla propria biografia: ciò che ho imparato allora lo metto oggi in pratica nel mio lavoro, ogni giorno. Ecco, dunque: se ti va di sapere qualcosa di più di Nina Ferrari come persona, I Racconti della Cantina sono un buon punto d'inizio. Se vuoi leggerli tutti, clicca qui.

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