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  • Nina Ferrari

La biografia di Jorge Luis Borges, l'argentino visionario


Jorge Luis Borges (1899-1986) è uno dei maggiori scrittori argentini e un caposaldo della lettura mondiale del Novecento. Nacque a Buenos Aires da una famiglia agiata e colta e rivelò ancora bambino una geniale predisposizione allo studio e alla creazione letteraria. Oltre all'amore per la cultura, ereditò dal padre anche un grave disturbo alla vista che, nel corso della vita, lo avrebbe reso cieco.

Dopo aver compiuto gli studi elementari in patria grazie a un'istitutrice privata inglese, nel 1914 si trasferì con tutta la sua famiglia in Europa - prima in Svizzera, fino al 1918, e poi in Spagna - e durante questo periodo poté avvicinarsi alla letteratura europea e allo studio di diverse lingue (latino, francese, tedesco) e culture. Nel periodo spagnolo scrisse i suoi primi componimenti poetici.

Nel 1921 tutta la famiglia, e così anche Jorge Luis, tornò in Argentina. Qui Borges fondò le riviste letterarie Prisma e Proa e pubblicò, nel 1923, la sua prima raccolta poetica, Fervore a Buenos Aires. Vi si potevano già intravedere tutti i temi che, nel corso della carriera, avrebbe sviluppato, dalla ricchezza di riferimenti culturali alla cultura europea, a una lirica austera intrecciata a una fervida invenzione che, mostrandosi rigorosamente vera, sfocia nella menzogna, al profondo attaccamento alle proprie radici porteňe - ovvero argentine e, in particolare, di Buenos Aires.

Gli anni seguenti furono particolarmente prolifici per Borges. All'inizio degli anni '30 divenne assistente bibliotecario, lavoro che svolse fino al 1946, quando salì al potere Juan Domingo Peròn, nei confronti del quale aveva scritto un manifesto molto critico. Nonostante avesse un carattere schivo, la sua produzione, in un'alternanza tra poesia, prosa e saggistica erudita, si fece febbrile. Il suo rapporto con la memoria - quella dei suoi antenati e quella degli antenati letterari dell'umanità intera - fu sempre preponderante nella sua opera. Cominciava a distinguersi nel panorama letterario argentino per la propria cifra inventiva, la rigorosa creazione di mondi presunti veri più che reali, capaci di intrecciare simboli eruditi a riflessi surreali e metafisici. Sono di questi anni i suoi Storia universale dell'infamia e Storia dell'eternità.

Il 1938 segnò un momento particolarmente difficile per l'autore: da un lato fu l'anno in cui morì suo padre; dall'altro, un grave incidente lo costrinse a letto, in pericolo di vita a causa di un attacco di setticemia. Questo periodo di infermità condusse Borges a comporre i suoi capolavori, che anranno alle stampe negli anni subito successivi: nel 1944 viene pubblicata la sua raccolta di racconti Finzioni (di Finzioni il blog de Il Tuo Biografo si è già occupato in questo articolo, in particolare di uno dei suoi racconti più famosi, ovvero Funes o della memoria), mentre nel 1949 esce L'Aleph, seguito dopo poco da Altre inquisizioni. Con queste opere Jorge Luis Borges si consacrò a mostro sacro della letteratura mondiale.

All'inizio degli anni '50 la progressiva cecità di Borges si fece più aggressiva, nonostante fosse in cura da luminari svizzeri che più volte lo avevano sottoposto a diversi interventi per salvargli la vista. Quando nel 1955 venne nominato direttore della Biblioteca Nazionale Argentina, commentò così il coronamento del sogno di una vita: «È una sublime ironia divina ad avermi dotato di ottocentomila libri e, al tempo stesso, delle tenebre». Avrebbe ricoperto questo ruolo fino al 1973, quando Peròn salì al potere per la seconda volta. Nonostante le avversità politiche lo avessero portato a rinunciare a ogni carica pubblica - era stato anche docente di letteratura inglese all'università di Buenos Aires - ormai il nome di Borges era riconosciuto internazionalmente come sinonimo di grande letteratura.

Negli ultimi anni della sua vita, Borges vinse molteplici premi - eccetto, quasi inspiegabilmente, il Premio Nobel: fatto per cui alcuni inventarono gustose e assurde teorie - e viaggiò molto per tutto il mondo. Proprio in questo periodo rilasciò un'intervista memorabile a El País che ancora oggi viene spesso citata come massima rappresentazione del suo genio visionario: se volete saperne di più, ne ho parlato in questo articolo. Morì nel giugno del 1986 a Ginevra, in Svizzera, vegliato dall'amata moglie María Kodama, ex-allieva, assistente e compagna dell'ultima parte della sua vita.

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