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  • Federica Focà

La biografia di Thomas Hardy, lo scrittore che dubitava del progresso




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Thomas Hardy (1840-1928) fu un intellettuale, un poeta e uno scrittore inglese, protagonista dell’età Vittoriana e precursore di molte tematiche che di lì a qualche decennio sarebbero diventate centrali nel modernismo inglese. La narrativa di questo scrittore trovava infatti ispirazione nella lucida consapevolezza che il mondo, e in particolare l’Inghilterra e il Wessex (una regione immaginaria che si situa tra il mito e la tradizione storica, in cui sono ambientati molti racconti e romanzi hardyani), stava per essere annientato dall’arrivo della civiltà meccanica e dalle sue forme di produzione. La visione tragica che ne derivava coinvolgeva anche i personaggi dei romanzi dell’autore, proiettati verso un’inevitabile sconfitta per mano di un fato assai poco pietoso. L’universo di Hardy era quindi fortemente pessimistico, e questo gli diede cattiva fama, attirandogli gli strali della società vittoriana. Tuttavia, esso era innanzitutto frutto della compassione dello scrittore, che lo faceva partecipe dell’affanno esistenziale non solo dell’uomo, ma di tutto il creato – di tutta la «creazione che geme», come afferma, citando San Paolo, Clym Yeobright, il protagonista di Il ritorno del nativo.


Hardy, infatti, rappresentò i suoi personaggi senza giudicarli ma, anzi, si affiancò alle loro pene con partecipazione, nella consapevolezza che le loro passioni erano destinate a seguire un corso ineluttabile, fissato per loro dall’umana condizione; i suoi eroi e le sue eroine, contemplati sullo sfondo di una natura immemore e indifferente, vivevano i loro drammi con una dignità imposta loro dalla semplice necessità di sopportare il destino.


Thomas Hardy nacque il 2 giugno 1840 nel paesino di Higher Bockhampton, vicino a Dorchester, nella contea inglese del Dorset, nel cottage costruito dal bisnonno. La sua regione natia, in seguito, gli avrebbe ispirato la già citata contea del Wessex, dove avrebbe ambientato i suoi romanzi e racconti, divenendo una sorta di marchio delle sue opere. La sua famiglia era di umili origini: suo padre era uno scalpellino che dovette sposare in tutta fretta la moglie, madre di Hardy, rimasta incinta. Tuttavia, furono proprio i genitori che gli insegnarono l’amore per la musica e la letteratura: grazie al padre, che era anche un musicista, Hardy sin da bambino volle imparare a suonare il violino; la madre, che amava molto la letteratura, gli trasmise invece la passione per la lettura e i classici.


Thomas era un ragazzo dalla salute cagionevole: rischiò di morire alla nascita. Tuttavia, manifestò in modo assai precoce il suo talento, imparando a leggere fin dalla più tenera età e dimostrandosi un allievo brillante quando più tardi frequentò le scuole primarie e parte delle secondarie nel paese natio. I successi scolastici, proprio come sarebbe accaduto al protagonista di Jude l’Oscuro, il suo ultimo romanzo, gli fecero sognare una brillante carriera universitaria; ma, proprio come accadde al personaggio di tale romanzo, la sua estrazione sociale non glielo permise. All’età di sedici anni entrò quindi come apprendista presso lo studio dell’architetto Hicks, impegnato nella costruzione di chiese neogotiche. Il lavoro non interruppe del tutto i suoi studi: Hardy, infatti, si dedicava quotidianamente all’approfondimento del greco e del latino dalle cinque alle otto del mattino.


Le sue letture e i primi tentativi di scrittura poetica furono influenzati da Horace Moule, un giovane conosciuto presso lo studio di Hicks, con il quale strinse una forte amicizia che si concluse con il suicidio di Moule nel 1873. Tale tragico evento contribuì a rendere Hardy impressionabile, ma al contempo sensibile e consapevole della sofferenza altrui. A orientare il carattere di Thomas in questa direzione fu anche la tragica esecuzione di Martha Brown, accusata dell’omicidio del marito. Tale orrendo spettacolo, al quale assistette quando era ancora ragazzo, rimase per lui un ricordo indelebile, e influenzò in seguito la trama e il carattere della protagonista di Tess dei D’Uberville.


Nel 1862 Hardy si trasferì a Londra per fare carriera. Nella capitale inglese lavorò presso lo studio dell’architetto Arthur Blomfield. Sebbene non fosse laureato, l’anno successivo ricevette degli importanti riconoscimenti in ambito architettonico, come il premio annuale di disegno della Architectural Association e il premio del Royal Institute of British Architects per un saggio sui materiali da costruzione. Il sogno di Hardy, tuttavia, già in questo periodo era quello di diventare scrittore, ma l’esordio in campo letterario non fu incoraggiante come quello nel campo architettonico. Il suo primo romanzo, Il povero e la signora, infatti, venne rifiutato da ben tre editori e giudicato negativamente dallo scrittore George Meredith. Hardy fu talmente deluso che decise di distruggere il manoscritto.


Nel 1870, tuttavia, riuscì a far pubblicare anonimo il suo romanzo Estremi rimedi, che ebbe un discreto successo. Nel marzo dello stesso anno, mentre si trovava in Cornovaglia per stabilire i costi dei lavori di riparazione della chiesa di St. Juliot, conobbe Emma Gifford, cognata del parroco e a sua volta aspirante scrittrice. Hardy fu immediatamente attratto dalla ragazza, che però apparteneva a una famiglia molto più altolocata della sua. Fu per questo che per molti anni lo scrittore cercò di nascondere le sue origini, facendo addirittura in modo che durante il corteggiamento le rispettive famiglie non si incontrassero mai, nemmeno al matrimonio, avvenuto nel 1874. Alle nozze infatti parteciparono solo il fratello di Emma e la figlia della proprietaria di casa di Hardy. Dopo la luna di miele in Francia e in Belgio, la coppia si stabilì a Subirton, sempre nel Dorset. Nel frattempo, la produzione letteraria dello scrittore aveva cominciato a decollare con i romanzi Sotto gli alberi (1872), ispirato ai musicisti che frequentava da bambino, tra i quali il padre, che suonavano nella chiesa di Stinsford, e Due occhi azzurri (1873), la cui protagonista femminile presentava grandi assonanze con la moglie Emma.


Il vero successo però arrivò solo con Via dalla pazza folla, pubblicato a puntate nel 1874 sulla prestigiosa rivista Cornhill Magazine. Nel romanzo, ambientato nel già nominato Wessex, l’autore descrive la dura realtà della vita di campagna, che porta con facilità il pastore Gabriel Oak alla rovina e la cameriera Fanny Robert alla morte per miseria. Nel 1876 il romanzo Il ritorno del nativo fu rifiutato dalla stessa rivista perché ritenuto non in linea con i gusti dei lettori a causa della tragicità della storia d’amore ivi rappresentata. L’opera fu poi accettata dalla rivista Belgravia, con la clausola dell’inserimento di un parziale lieto fine, ed infine uscì in volume nel 1878. L’anno successivo Hardy si trasferì con la moglie a Londra, dove si affermò sempre di più come scrittore di successo. Fu un periodo di intensa produzione letteraria: negli anni successivi uscirono, infatti, in rapida successione i romanzi Il primo trombettiere (1880), Il laodicense (1881), In due su una torre (1882) e Le romantiche avventure di una mungitrice (1883). Seguirono Il sindaco di Casterbridge (1886), Gli abitanti del bosco (1887) e la raccolta di racconti Racconti del Wessex (1881), in cui l’autore continuava a descrivere la campagna con sguardo realistico e distaccato.


In tali opere e nelle successive Hardy parlò, in particolare, del peggioramento delle condizioni di vita dei contadini dell’area rurale e della miseria causata loro dalla concorrenza determinata da prodotti d’importazione a basso costo, resa possibile dalla diffusione della ferrovia. Trattò inoltre il tema della disoccupazione creata dalla meccanizzazione degli strumenti agricoli, come appare in modo evidente nel romanzo Tess d’Uberville (1891), dove la protagonista lotta per far fronte alla «mostruosa» trebbiatrice. In tale opera la «figlia della terra» Tess viene sedotta e abbandonata da Alec d’Ubervilles, discendente di signori feudali; la ragazza laverà l’offesa con il sangue, e sarà per questo crudelmente punita. Gli esiti pessimistici di tale romanzo, in cui i protagonisti sembrano quasi puniti per aver tentato di migliorare le loro vite, si trovano anche nell’opera successiva di Hardy, Jude l’Oscuro. In tale opera viene narrato l’infelice amore di Jude per la cugina Sue, che all’inizio sembra più forte delle convenzioni, ma che finirà per venirne travolto, trascinando il protagonista verso la disperazione e la morte.


Gli ultimi due romanzi dello scrittore, che trattavano argomenti ritenuti scandalosi per la morale vittoriana dell’epoca, suscitarono un vespaio di polemiche contro di lui. Le critiche misero in crisi anche il suo matrimonio: risale a questo periodo, infatti, la sua relazione amorosa con una certa signora Hanneker. Disgustato dal biasimo generalizzato del quale fu oggetto, Hardy, dopo aver sistemato l’ultima edizione dei Racconti del Wessex in sedici volumi, abbandonò definitivamente la narrativa.


Superata la crisi matrimoniale si dedicò prevalentemente a scrivere poesie, tra le quali i versi usciti nelle raccolte Poesie del Wessex ed altri versi (1898) e Poesie del passato e del presente (1902). Dieci anni più tardi la moglie Emma morì, e lo scrittore la ricordò con versi d’amore struggenti, che oggi possono essere lette nel volumetto, edito da Marsilio, Poesie per Emma, con testo a fronte. Hardy passò gli anni della vecchiaia accanto a Florence Emily Dugdale, sposata due anni dopo la morte di Emma. Fino alla fine si dedicò alle sue raccolte poetiche, tra le quali Liriche vecchie e nuove (1922) e Pantomine umane (1925). Thomas Hardy morì l’11 gennaio 1928 nella sua casa di Max Gate. Venne sepolto nel Poets’ Corner dell’Abbazia di Westminster.




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