• Nina Ferrari

La scienza è una cosa seria, ma gli scienziati sono pop


Sono sempre stata poco incline allo studio delle scienze. E purtroppo non per presa di posizione, ma proprio per mia conclamata lentezza. Capisco bene i concetti, su questo non ho mai avuto problemi - del resto, ho alle spalle un percorso filosofico, in cui logica e ragionamento la fanno da padrone. E, giuro, il rigore non mi manca. Quando però il discorso comincia a spostarsi nel campo dei numeri e delle formule matematiche, il mio cervello va in tilt. Da persona normalmente intelligente - forse con qualche talento particolare nella narrazione e nella scrittura - mi ritrovo a sentirmi improvvisamente meno dotata di quello che vorrei. Per questo sono sempre stata affascinata dagli uomini e dalle donne di scienza: loro sicuramente hanno qualcosa che a me manca - e io sono sempre stata attratta da tutto ciò che non capisco. Come affrontare, dunque, il mondo scientifico nonostante le mie personali mancanze?

Uno dei modi che ho sperimentato per avvicinarmi al mondo scientifico, oltre naturalmente allo studio di saggi divulgativi che analizzassero questo o quel fenomeno, è la lettura di biografie di scienziati straordinari. E uno degli aspetti che mi ha sempre colpita maggiormente delle biografie che ho letto è che, mentre i letterati mantengono spesso un'aura seriosa e compita, profonda e fascinosa, se non addirittura tormentata, il mondo della scienza è costellato di figure scanzonate, allegre e anticonformiste. Insomma, leggere la biografia di uno scienziato è spesso uno degli spassi più grandi che ci si possa concedere, a patto naturalmente di scegliere quella giusta.

Una delle scoperte scientifiche che più ha rivoluzionato il mondo della biologia e della medicina degli ultimi decenni, e che senza dubbio ha segnato un prima e un dopo nella storia della scienza, è stata la scoperta del DNA, nel 1953, grazie alle menti di James D. Watson e Francis Crick. I due giovani scienziati al tempo non erano gli unici a percorrere quel filone di ricerca, ma per un soffio furono il primo team ad arrivare alla soluzione del loro problema: pubblicarono sulla rivista Nature il primo articolo capace di spiegare definitivamente all'umanità la struttura a doppia elica che racchiude in sé il segreto della vita e che valse loro il Premio Nobel per la Medicina nel 1962. Pochi anni dopo, James Watson diede alle stampe la biografia di quell'avventura, che si intitola La Doppia Elica e che restituì un ritratto inglorioso della comunità scientifica, creando uno scandalo: raccontò i retroscena dei laboratori e di rocambolesche imprese di spionaggio scintifico, delle invidie degli scienziati e dei loro reciproci inganni per arrivare primi in quella che sembrava un'autentica corsa all'oro. Si soffermò sulle manie e le idiosincrasie di ognuno dei protagonisti di questa storia, svelando dettagli a volte imbarazzanti e a volte buffi sui suoi colleghi, come ad esempio l'insana passione di Francis Crick per la lettura di riviste femminili. Insomma, se credete che la biografia di uno scienziato debba restituire un'immagine seriosa del rigoroso mondo scientifico, vi sbagliate di grosso: leggere questa biografia vi catapulterà in un intreccio divertente e mozzafiato, capace tra l'altro di restituirvi qualche conoscenza in più sulla storia della scienza.

Rimanendo nel campo della genetica, e delle biografie incredibili dei massimi protagonisti della storia scientifica, la figura di Kary Mullis rappresenta senza dubbio uno degli esempi più controversi di genio e rigore scientifico associati a una vita personale anticonformista e fuori dagli schemi. Mullis, biochimico laureato a Berkley, nel 1983 sviluppò la tecnica rivoluzionaria della PCR - la Polymerase Chain Reaction, ovvero la reazione a catena della polimerasi, che permette di moltiplicare frammenti di acidi nucleici di DNA e RNA a grandi velocità e dunque di accelerare qualsiasi ricerca o applicazione scientifica che si basi su materiale genetico - e gli valse nel 1993 il Premio Nobel per la Chimica. Mullis racconta di questa sua avventura scientifica nella sua biografia Ballando nudi nel campo della mente, dove però non manca di soffermarsi anche sulla sua passione per il surf e per l'assunzione di allucinogeni, del suo rapporto con l'astrologia e di quella volta in cui ricorda di essere stato addirittura rapito dagli alieni! Mullis incarna tutto l'opposto dello scienziato serio e rispettabile che ci si aspetterebbe da un Premio Nobel: sostiene che se non avesse assunto LSD durante il periodo in cui studiava la PCR forse non l'avrebbe neppure inventata - durante i suoi viaggi della mente, infatti, vedeva i polimeri lavorare da soli davanti a sé, il che gli sembrò molto istruttivo per la sua ricerca, tanto che fu proprio in seguito a un momento di sballo che trovò la chiave definitiva del problema a cui stava lavorando. Senza dubbio si tratta di una delle figure più originali e più eccentrice della storia della scienza: la sua biografia, di conseguenza, è piena di dettagli stravaganti e di riflessioni personali che sono a tratti divertenti e in altri casi affascinanti.

Insomma, la scienza è senza dubbio un argomento serio e conoscere la storia della ricerca scientifica ci permette di nutrire l'amore che abbiamo per l'intelligenza umana. Ma le biografie degli scienziati sono spesso molto più pop di quanto ci aspetteremmo: il che rende possibile anche a persone come me di avvicinarsi alla scienza - o almeno alla sua narrazione - con grande passione.

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