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  • Nina Ferrari

La voce di Anna Frank, la sua biografia breve, in una nuova edizione del Diario


«Un domani chi leggerà mai tutte queste lettere, oltre a me? Chi mi conforterà, se non io stessa? Spesso ho bisogno di consolazione. Per questo alla fine mi rifugio sempre nel mio diario; quello è il mio inizio e la mia fine»

Anna Frank, Diario

Di rifugi la giovane Anna Frank ne ebbe due: il primo, quello in cui visse per quasi due anni - dal novembre del 1942 all'agosto del 1944 - con la sua famiglia e altri clandestini di origine ebraica e in cui rimase rinchiusa per sfuggire ai Nazisti, si trovava in Prinsengracht 263 ad Amsterdam; il secondo, il nascondiglio dei suoi pensieri di ragazzina, fu il diario che scrisse durante quei mesi di reclusione e che oggi è ancora una delle più intense testimonianze della Shoah (a cui, se sei interessato, il blog de Il Tuo Biografo ha dedicato alcuni articoli: se vuoi sfogliarli clicca qui).

Come ogni bambina della sua età, Anna di politica non sapeva nulla. Nata a Francoforte nel 1929 e secondogenita di Otto ed Edith Frank, in seguito all'intensificazione delle manifestizioni antisemite in Germania, migrò ad Amsterdam nel 1933, assieme alla sua famiglia. Otto era infatti un uomo d'affari e sperava di trovare un luogo sicuro nei Paesi Bassi, che fino ad allora si erano mantenuti neutrali. Ad Amsterdam Anna iniziò a frequentare una nuova scuola e si fece qualche amica. Poiché per via delle sue origini ebraiche aveva perso la cittadinanza tedesca, Anna sperava un giorno di poter diventare olandese. Del resto, l'olandese era anche diventata la lingua in cui scriveva.

Quando, nel 1940, l'Olanda fu occupata dall'esercito tedesco, Otto Frank non fu più in grado di proteggere le sue figlie dall'insensatezza disumana della politica: dovette spiegare ad Anna che, per via delle sue origini, tutta la famiglia doveva nascondersi e che le loro vite non erano più al sicuro. E fu così che Anna finì per rifugiarsi nell'appartamento che il padre aveva allestito in Prinsengracht 263 e, contemporaneamente, anche nelle pagine del suo diario segreto, che oggi possiamo ancora leggere.

La clandestinità della famiglia Frank durò quasi due anni, ma il 4 agosto del 1944 un delatore anonimo telefonò alla Gestapo per denunciare la presenza di un gruppo di ebrei nascosti nell'appartamento. Qualche ora dopo la soffiata, un gruppo di militari nazisti irruppe nell'abitazione, portando in arresto i suoi otto abitanti, compresa Anna. Dopo essere stati trasportati nel campo di concentramento di Westerbork, un centro di transito e raccolta usato dai Nazisti per raggruppare ebrei e zingari, i maschi furono separati dalla femmine e tutti furono messi ai lavori forzati. Il 2 settembre del 1944, Anna venne selezionata per essere trasportata nel campo di sterminio di Auschwitz e di lì a un mese in quello di Bergen-Belsen, dove morì di tifo, poco dopo la sorella Margot, tra il febbraio e il marzo del 1945.

Del Diario di Anna Frank esistono diverse edizioni, ma nel 2017 ne è stata pubblicata da Rizzoli una nuova traduzione dall'olandese, a opera di Dafna Fiano e con la curatela di Matteo Corradini, ebraista e scrittore prolifico. In questa edizione integrale del Diario è stata posta attenzione principalmente alla resa delle parole della giovane Anna, col fine di far risuonare la sua voce prima ancora della sua sorte. Nel proprio blog, il curatore Matteo Corradini descrisse la sua impresa con queste parole:

«A 40 anni avrei forse voluto scalare la mia prima cima del monte Rosa, e invece mi è toccato questo. Ho affrontato il lavoro nello stesso modo. Se in montagna credi di essere il protagonista, senza paura e senza dubbi, la montagna ti abbandonerà. E non avrai scampo. Così anche per Anne: lei è la protagonista, e va avvicinata come si avvicina una cima, sapendo che ogni passo sarà importante, che ogni dubbio sarà vita, ogni paura darà senso a quello che stai facendo. E che il panorama, da lassù, sarà ciò che senza saperlo avevi sempre desiderato».

La biografia di Anna Frank, testimoniata dalle sue stesse parole, è di per sé di notevole interesse. Queste parole, però, spostano l'attenzione di chi la ascolta dal suo destino tragico alla sua identità di bambina, alla sua voce, alle sue aspirazioni di scrittrice: al rispetto che va rivolto alla sua memoria, di ragazzina ancora prima che di vittima. Perché il corso della storia, studiato a posteriori o vissuto nel presente, spesso spersonalizza i suoi morti. Ma Anna Frank ci ricorda di essere stata, di essere stata unica come la persona che in questo momento vi siede accanto. L'unico modo che oggi abbiamo per tirarla fuori dall'oblio in cui i suoi assassini avrebbero voluto relegarla è quello di ascoltare la sua storia e narrarla a nostra volta: saperla, insomma, protagonista della sua breve quanto sofferta biografia.

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