• Nina Ferrari

Reinventarsi? Ci vuole coraggio, ma è possibile


A volte la vita ci porta a confrontarci con la perdita. Delle certezze, innanzitutto, a causa di una separazione o della perdita del lavoro. Della propria autostima, perché ci si sente incerti circa la propria capacità di affrontare il cambiamento. Della propria identità, che a volte sembra vacillare, perché ci si credeva la persona che fa quella cosa lì, che vive in quel modo lì, che si identifica in quel ritratto lì. Ma quando arriva un cambiamento imposto come si può su queste basi ritenersi d'essere gli stessi di prima?

In questi ultimi anni di crisi economica, non è infrequente sentire la storia di chi ha perso molto di quello che aveva prima. Una posizione, uno stipendio, un'attività fissa. Magari, a causa di tutto questo, anche la propria famiglia nel modo in cui la conoscevamo prima.

Allo stesso modo, però, ci accade di leggere le storie di chi è riuscito a reinventarsi, e molto spesso osservando queste storie scopriamo che questa trasformazione ha portato chi l'ha vissuta a sentirsi più felice di prima. Com'è possibile?

Il punto sta, per molti, nell'assumere la consapevolezza (a volte, per ottenerla, magari anche la scrittura può venirci in aiuto) di non avere più molto da perdere: e allora tanto vale buttarsi nella reinvenzione di se stessi, rinunciando sì a ciò che si aveva, ma magari guadagnandoci su altri fronti, come la libertà d'azione o più tempo per se stessi.

Per chi già conosce la terribile sensazione dello stallo, figurarsi un'uscita che possa condurre a un'esistenza diversa diviene una fantasia appetibile. In questi casi avviene un cambiamento di prospettiva: invece di immaginare la propria esistenza come un percorso che dalla stabilità (della situazione precedente) ha condotto alla precarietà (del momento attuale), ci si raffigura quello stesso cammino come un passaggio dalla certezza (del momento attuale, che non è buono) alla possibilità (dell'orizzonte futuro, che potrebbe essere migliore). Ovvero, si comincia a pensare in un ottica di presente-futuro invece che di passato-presente, cioè secondo uno schema di redenzione (di cosa sia uno schema di redenzione ho già parlato più diffusamente in questo articolo), perché un altro mondo - o modo di vedere le cose - è possibile. E già solo applicando questo filtro i colori dell'esistenza cambiano.

Scoprire che esiste chi ce l'ha fatta, chi ce la sta facendo o chi ci sta almeno provando, può instillare fiducia in noi: perché, se qualcun altro ci è riuscito, chi dice che non potremmo spuntarla anche noi? Certo, ne abbiamo già parlato proprio in questo blog, proprio in merito alla biografia di persone coraggiose che, attraverso il racconto della propria vita, possono dare nuova ispirazione a chi deve ancora provarci. Ed è per questo che ritengo che la testimonianza di una biografia possa aiutare moltissimo chi è alla ricerca di una strada nuova.

Questo pensiero rappresenta la prima arma per affrontare le situazioni di crisi, perché laddove c'è fiducia c'è anche il barlume del coraggio. Per affrontare la vita, oltre a un briciolo di fiducia ed energia, è del coraggio che abbiamo soprattutto bisogno. Il coraggio di non piegarsi a una situazione già data, il coraggio di rimettersi in gioco, con una nuova idea un po' pazza o rimettendosi a studiare, per acquisire nuove conoscenze e abilità che prima non ci servivano ma ora potrebbero aprire nuove strade, il coraggio di non stare fermi a guardarsi nel momento presente, ma di guardare avanti immaginando cosa si potrebbe ancora essere. In questo senso, l'attenzione al racconto biografico può essere spunto di inaspettate epifanie su noi stessi.

Tentare una nuova strada, proiettarsi nel futuro nel segno delle possibilità, è di per sé un esercizio salutare, perché mette in moto la propria creatività e ci dà la certezza di essere ancora vivi. Perciò chi ci prova, al di là dei risultati per cui bisogna aspettare tempo (ah, la pazienza!), riesce a sentirsi più felice. Perché la crisi ci mette a confronto con ciò che siamo davvero - con le domande: cosa posso fare? Quali cose amo profondamente e devo ancora provare? - e perciò ci mette in contatto con parti di noi che quando tutto era stabile non dovevamo per forza fronteggiare, perché non ne avevamo bisogno. Ma quando si è chiamati alla guerra con la vita, cioè quando dobbiamo tirare i remi in barca per capire quali talenti ancora abbiamo da sfruttare, quando nulla è stabile, siamo noi soli in una distesa di possibilità e prima di tornare a guardare in faccia la vita dobbiamo chiederci: chi sono davvero? Chi potrei essere?

Sono solo queste le domande che ci possono portare davvero a un livello successivo di soddisfazione. Perché mettono in moto il circolo delle possibilità. Reinventarsi è possibile. A qualsiasi età. E se ce l'ha fatta qualcun altro, come ad esempio ho raccontato qui, perché non noi?

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