• Federica Focà

La biografia di Pier Paolo Pasolini: poeta e intellettuale visionario


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Pier Paolo Pasolini, poeta, saggista visionario, giornalista e regista italiano, nacque il 5 marzo 1922 a Bologna, in una foresteria militare in via Borgonuovo 4. Primogenito della maestra casarese Susanna Colussi e di Carlo Alberto Pasolini, tenente di fanteria di un’antica famiglia ravennate, per i primi anni della sua vita visse in molte città diverse in cui, a causa della carriera del padre, si spostò assieme alla sua famiglia. Nel corso dei suoi primi vent’anni di vita abitò a Bologna, Conegliano, Belluno, Casarsa, Sacile, Cremona e Reggio Emilia. A Belluno, nel 1925, era nato il secondo figlio della coppia, Guido, che andava molto d'accordo con il padre, con il quale invece Pier Paolo, che viveva in simbiosi con la madre, aveva molti contrasti.

Nel 1928 avvenne l'esordio poetico di Pier Paolo, che, appena bambino, annotò su un quadernetto una serie di poesie accompagnate da disegni. Purtroppo il quadernetto è andato perduto. A Sacile, nel 1929, il giovane Pasolini affrontò l'esame di ammissione al ginnasio: venne bocciato in italiano, per poi superare la prova a ottobre. In seguito iniziò a frequentare il ginnasio a Conegliano, che terminò a Reggio Emila dopo essere passato per Cremona. Si iscrisse in seguito al liceo Galvani di Bologna, città dove rimase per sette anni: fu qui che iniziò ad alimentare nuove passioni, da quella per il calcio a quella per il cinema e per la lettura. Era un avido lettore di libri usati, che acquistava alle bancarelle dei mercati. Negli anni bolognesi diede anche vita a un gruppo letterario dedicato alla poesia, assieme a Franco Farolfi, Ermes Parini, Fabio Mauri e al suo primo vero amico di giovinezza, Luciano Serra. Nel 1939 venne promosso alla terza liceo con una media tanto alta da indurlo a saltare un anno per presentarsi alla maturità in autunno: pertanto, a soli 17 anni si iscrisse all'Università di Bologna, facoltà di Lettere.

Durante gli anni dell’università, Pasolini amava frequentare il cineclub di Bologna, dove si appassionò ai lavori del regista René Clair; si dedicò anche allo sport e fu promosso capitano di calcio della Facoltà di Lettere. In questo periodo iniziò anche diverse collaborazioni con alcune riviste culturali: da “Eredi”, che trattava di poesia, a “Il Setaccio”, periodico della Gioventù Italiana del Littorio bolognese, a “Stroligut”, che realizzò assieme ad altri amici friulani. Di ritorno da Casarsa dove, come ogni anno, Pier Paolo trascorreva le vacanze estive, tra il 1941 e il 1942 scrisse dei versi in dialetto friulano che, raccolti in un libretto intitolato Poesie a Casarsa, furono pubblicati il 14 luglio 1942 a spese dell'autore: tale volumetto suscitò l’interesse di Gianfranco Contini. Dopo alcune incertezze, Pasolini decise di scrivere la sua tesi di laurea sulla poesia di Pascoli e sviluppò un lavoro dal titolo Antologia della poesia pascoliana, che fu pubblicato postumo da Einaudi, nel 1993. Oggi è fuori catalogo, ma se ne possono ancora acquistare delle copie usate su Amazon.

Nel 1943 Pasolini venne arruolato a Livorno ma, all'indomani dell'8 settembre, disobbedì all'ordine di consegnare le armi ai tedeschi e fuggì. Tornato a Casarsa, decise di recarsi con la famiglia a Versuta, al di là del Tagliamento, dove passò i lunghi mesi dell’occupazione nazista. Qui, con mezzi di fortuna, organizzò una scuola, dove insegnò ai ragazzi dei primi anni del ginnasio; inoltre, insieme a vari amici, nel 1945 fondò l'«Academiuta di lenga furlana». Tra le difficoltà e i pericoli di quegli anni, Pier Paolo condusse una vita a diretto contatto con la natura ed esplorò l’amore omosessuale di cui riferì nei suoi diari privati.

Nel frattempo, nel 1940, il padre, che aveva raggiunto il grado di maggiore, era stato destinato alla guerra in Africa Orientale, dove fu fatto prigioniero dagli Inglesi. Ritornò dalla prigionia solo nell’autunno del 1945, debilitato nella mente e nel fisico. Nel febbraio del ’45 un altro evento aveva sconvolto per sempre la famiglia Pasolini: Guido, il figlio minore che si era aggregato alla divisione partigiana Osoppo, era stato ucciso presso le malghe di Porzusda da un gruppo di partigiani comunisti legati agli sloveni. Alla notizia della morte del figlio, che pure arrivò solo al termine della guerra, la madre fu distrutta dal dolore. Il rapporto tra la donna e Pier Paolo divenne così ancora più stretto. Il padre Carlo Alberto, già segnato dalla prigionia, cadde in depressione. Lo stesso Pier Paolo fu lacerato dalla notizia dell’assassinio di Guido, del cui senso di colpa avrebbe sofferto per tutta la vita.

Il 26 novembre 1945 Pasolini si laureò in Lettere con col massimo dei voti. In seguito iniziò a lavorare a un romanzo autobiografico intitolato dapprima Quaderni rossi, perché scritti a mano su cinque quaderni scolastici dalla copertina rossa, poi Pagine involontarie e infine Il romanzo di Narciso. Il romanzo rimase incompiuto e non fu mai pubblicato integralmente, ma alcune delle sue pagine preziose possono essere lette nel volume Pasolini, una vita, curato dall'intellettuale - e cugino di Pasolini - Nico Naldini. Nella sua autobiografia l'autore descrisse per la prima volta con profondità e dovizia le sue prime esperienze omosessuali, ma dedicò anche alcune dolorose pagine alla morte del fratello Guido.

Stabilitosi in Friuli, Pasolini trovò lavoro come insegnante in una scuola media di Valvassone, in provincia di Udine. Il 29 marzo 1947 vinse a Venezia il Premio Angelo, presieduto da Giuseppe Marchiori, per poesie in friulano e veneto. Nello stesso anno, completò il dramma in italiano in tre atti intitolato Il Cappellano e pubblicò la raccolta poetica, sempre in italiano, I Pianti. Nel 1947 si iscrisse al PCI di San Giovanni di Casarsa. Nel 1949, in seguito ad un episodio avvenuto a Ramuscello, presso Cordovado, venne denunciato per corruzione di minore e atti osceni in luogo pubblico: fu in seguito a questo episodio che lo scrittore perdette l’insegnamento, fu espulso dal Pci e additato con disprezzo nell’ambiente friulano. Affrontò, uscendone assolto, il primo dei ben 33 processi che avrebbe subito nella sua vita. Nel 1950, dopo lo scandalo pubblico, Pasolini decise di trasferirsi a Roma con la madre Susanna, che nella capitale trovò un lavoro di governante. Nel 1951 madre e figlio si stabilirono nella borgata di Ponte Mammolo, sulla Tiburtina. Nello stesso anno Pasolini incontrò il regista Sergio Citti, che lo aiutò a capire i caratteri più profondi della realtà romana.

Alla fine del 1951 lo scrittore cominciò a insegnare lettere in una scuola media parificata di Ciampino. Entrò in contatto con l’ambiente letterario romano e conobbe Bassani, Gadda, Caproni e Bertolucci; in questo periodo si accostò anche all’ambiente del cinema e cominciò a collaborare a numerose sceneggiature. Grazie al miglioramento della sua situazione economica, Pasolini poté trasferirsi in un appartamento del quartiere di Monteverde. Nel 1954 uscì la raccolta delle sue poesie friulane, La meglio gioventù. Ma il vero successo arrivò nel 1955, con la pubblicazione del romanzo Ragazzi di vita, che narrava l'esistenza di alcuni sottoproletari romani e che suscitò dure reazioni: gli valse anche un processo per pornografia, dal quale venne comunque assolto. Intanto, strinse nuove amicizie nell’ambiente romano: fondamentali furono quelle con Alberto Moravia, Elsa Morante e con l’attrice Laura Betti.

Il 1955 fu anche l’anno di fondazione della rivista letteraria “Officina”, che vide Pasolini impegnato in un’intensa attività organizzativa, con frequenti spostamenti a Bologna. Intanto, partecipava alla crisi della sinistra con posizioni vicine, ma criticamente distaccate, da quelle del Pci. Del resto, come intellettuale di sinistra e omosessuale dichiarato, Pasolini fu sempre, nel corso della sua vita, attaccato da gruppi neofascisti. Nel 1957 uscì la raccolta Le ceneri di Gramsci, mentre del 1959 è il romanzo Una vita violenta. Nel 1960 iniziò una rubrica di corrispondenza con i lettori di “Vie nuove”, una rivista legata al PCI.

Gli anni Sessanta lo videro impegnato principalmente nel cinema: la sua prima esperienza di regia avvenne con il film Accattone, nel 1961. Seguirono molti altri lungometraggi che, pur avendo inizialmente scarso successo, contribuirono a diffondere la sua fama anche a livello internazionale, con la traduzione delle sue opere letterarie in numerose lingue straniere. Nel 1964 uscì il suo film Il Vangelo secondo Matteo, che lo mise in rapporto con molti gruppi cattolici. Nello stesso anno, grande risonanza ebbe un suo intervento sulla cosiddetta questione linguistica, ma la sua posizione subì numerosi attacchi da parte della neoavanguardia. Pasolini sosteneva che, con lo sviluppo economico del boom degli anni Sessanta, si era creata in Italia una neo-lingua, dominata da un appiattimento semantico e sintattico e da una semplificazione del linguaggio che, perdendo gran parte dei latinismi e delle sfumature dialettali e regionali che le davano lustro e colore, finiva ora per essere dominata da un’influenza tecnico-scientifico che invece la svuotava. Nel 1965 girò tutta l'Italia per girare il documentario Comizi D'amore: il blog de Il Tuo Biografo ve ne ha già parlato in questo articolo, in cui per altro si parla di uno spezzone imperdibile in cui Pasolini intervistò sulla spiaggia il grandissimo poeta Giuseppe Ungaretti, toccando temi come la libertà, l'amore e l'omosessualità.

Nel 1968 Pasolini si mostrò critico nei confronti del movimento studentesco e della nuova sinistra, in quanto riteneva che gli studenti fossero espressione della nuova borghesia. Testimonianza di questa posizione è la poesia “Il PCI ai giovani”, nella quale difese i poliziotti, di origine proletaria, contro gli studenti, che in molti casi considerava come figli di papà. Nel frattempo, intrecciò una lunga relazione con un ragazzo di borgata, Ninetto Davoli, che fece recitare in molti suoi film; compì numerosi viaggi in tutto il mondo e strinse un’affettuosa amicizia con la cantante lirica Maria Callas, che nel 1970 divenne protagonista del suo film Medea. Il suo lavoro di regia era accompagnato da numerosi articoli di critica letteraria e interventi su vari giornali e riviste, dove Pasolini rifletteva sul degrado della situazione italiana, dominata da un cieco edonismo consumistico.

Negli anni Settanta, i suoi interventi controcorrente circa i maggiori problemi dell’attualità politica e sociale si moltiplicarono: celebri soprattutto quelli apparsi sul “Corriere della Sera”. Il suo ultimo film, scandalosamente provocatorio, fu Salò o le 120 giornate di Sodoma. Nella notte fra il 1° e il 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini fu assassinato da un diciassettenne all’idroscalo di Ostia. Molti dettagli sulla sua morte sono tutt'oggi avvolti nel mistero. Molti dei suoi scritti furono pubblicati postumi: un vivissimo documento delle sue amicizie e dei suoi rapporti personali è dato dai due volumi delle Lettere, apparsi nel 1986 e nel 1988 per quelli di Einaud e oggi fuori catalogo. Nel 1992 fu pubblicato il suo ultimo romanzo rimasto incompiuto, Petrolio.

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