• Nina Ferrari

Volti indistinti


Quando l'attualità irrompe nella nostra vita quotidiana con notizie drammatiche come quelle che raccontano lo scoppio di un attacco terroristico, quando la realtà di tutti i giorni si vela di una violenza che intacca potenzialmente tutti, indistintamente, nelle nostre solite azioni più banali, ecco che s'insinua, nel migliore dei casi, l'inquietudine, che per alcuni sfocia nella paura. La paura che tocca la nostra esistenza quotidiana e che mina la nostra identità.

Varie sono le radici di tale turbamento - a partire dalla più ovvia, il timore di poter non-essere-più, di morire - ma l'impossibilità di dare una precisa identità a vittime e carnefici, di inquadrare azioni e motivazioni delle une e degli altri entro uno schema verificabile di causa-effetto, questo, più di ogni altra istanza, provoca in noi diffidenza e angoscia.

La semplificazione bruta e populista vorrebbe che gli attori in scena fossero un "loro" e un "noi", contrapposti e distinti nel più classico degli schemi narrativi, quello dell'eroe e dell'antagonista, o dell'antagonista e dell'eroe, a seconda del punto di vista del narratore. Ma tale dicotomia non riesce ad afferrare la complessità dei fatti, che sono intrisi di troppa politica, troppa economia, troppa ideologia e soprattutto di troppo dolore per poter essere ridotti solo a questo.

La propulsione violenta dell'attentato, ovunque esso abbia luogo, colpisce vittime che non hanno un volto né un nome, se non a posteriori, entro il ricordo necrologico o quello della commemorazione del martire. La loro peculiarità, ovvero ciò che li rende potenziali vittime, non risiede in ciò che sono, né in quello che fanno, né nel loro volto, nella lingua che parlano o nelle idee in cui credono: il dato che li rende vulnerabili è una coordinata spazio-temporale, il fatto cioè di trovarsi nel luogo sbagliato nel momento sbagliato. Non conta aver pensato o agito in un modo particolare, non conta dunque avere un'identità: ridotta a corpo che vive casualmente in un luogo scelto a caso tra i tanti, chiunque può essere vittima, e ciò determina lo spaesamento che induce a una paura permanente. E niente, più della paura, trasforma un essere umano in un diffidente odiatore.

Dall'altro lato, il carnefice possiede a sua volta un volto indistinto: non è immediatamente identificabile né dalle proprie origini né dal proprio credo. Statisticamente viene estratto e individuato entro un certo gruppo di umani, ma credere che quel gruppo di umani possa essere in toto definito come "antagonista" è, a sua volta, un imperdonabile insulto alla statistica. Il fatto che il carnefice non possegga un volto, un'identità precisa riconoscibile attraverso i sensi, aumenta il terrore.

Nei romanzi e nelle favole infantili il cattivo deformava il proprio volto in un ghigno, e quel ghigno era un indizio incontrovertibile della sua malignità. Ma nell'era del terrore, dove non esiste volto, dove non esiste ghigno, dove non esiste indizio, violenza e paura s'intrecciano in uno scenario impersonale e indistinto. La mancanza di identità degli attori non permette di dare un senso alla realtà, ancorché insopportabile e ripugnante.

Conoscenza critica, approfondimento e il coraggio di affermare chi si è, ovvero esseri umani cresciuti entro un certo spazio culturale, possono minimizzare gli effetti della paura e contrastare le derive di odio che spesso derivano dalla paura: a questo argomento molto delicato il blog de Il Tuo Biografo ha dedicato una riflessione, che se vuoi puoi leggere cliccando qui. Opporsi all'odio cieco non significa non prendere atto della situazione, né rinunciare alle proprie idee, qualunque esse siano. Significa invece affermarle, ma, al contempo, non ridursi a inneggiarle in un urlo che, da inutile a dannoso, per sua natura rimarrà inascoltato o, peggio, porterà al caos.

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Il blog de Il Tuo Biografo ha dedicato diverse riflessioni all'identità e alla memoria della vittima in quest'epoca purtroppo segnata da eventi capaci di causare la morte di masse di persone. Le vittime di massa, infatti, spesso faticano a ritrovare una loro identità e una memoria che renda loro onore: se ti interessa sfogliare tutti gli articoli che il blog de Il Tuo Biografo ha dedicato all'argomento, clicca qui.

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