• Nina Ferrari

Il Charging Bull e i significati mutevoli dell'arte


I significati dell'arte spesso cambiano, mutano e si evolvono, perché il senso non è dato solo dalle intenzioni dell'artista né deriva solo dall'oggetto che si osserva, ma anche da chi lo osserva. Quando un'opera d'arte viene consegnata al mondo, essa si offre, quasi fosse nuda, allo sguardo e al giudizio delle persone. E, poiché le società si evolvono - anche se, in alcuni casi, a volte sembrano quasi involversi! - è naturale che col passare del tempo alcune opere parlino più di altre, più osannate in passato, o che addirittura finiscano per parlare lingue e significati che alla loro nascita non esistevano neppure. Il problema è che, se questo non accade, spesso è perché una data creazione appartiene solo al proprio tempo, è capace di rappresentare solo il presente e di parlare solo ai propri contemporanei. Al contrario, se un'opera è universale, probabilmente ogni epoca vi vedrà aspetti e pregi diversi: se non addirittura significati diversi.

Un esempio molto interessante che ben racconta questo processo è quello della Fearless Girl e del Charging Bull, che si trovano a New York. Li ricordate? Se ne era parlato molto nella primavera del 2017, quando, in concomitanza della Festa della Donna, l'artista Kristen Visbal installò la statua della Fearless Girl nel distretto finanziario di New York suscitando non poche polemiche. Questa statua, che rappresentava per l'appunto una ragazzina indomita, con le mani puntate sui fianchi e le gambine leggermente divaricate, assumeva particolare significato perché posta di fronte a un'altra statua, quella del Charging Bull, un grande toro in bronzo raffigurato nel balzare alla carica. Di fronte al toro la postura della bambina diventava esplicitamente coraggiosa e si tramutava in un simbolo del potere femminile che non si arrende neppure di fronte a ciò che è più minaccioso. Cosa vuoi di più per celebrare la Festa della Donna?

Questo a prima vista. Ma era davvero questa la verità? Era questo il significato profondo di quelle opere, viste separatamente o accostate una all'altra?

Il fatto è che la statua del Charging Bull, quando fu installata alla fine degli anni Ottanta, voleva essere tutt'altro che minacciosa. Nel 1987, infatti, Wall Street fu attraversata da una grave crisi finanziaria e, ispirato dall'abbattimento generale che aveva colpito la terra che lo aveva adottato, lo scultore Arturo Di Modica, originario della Sicilia e ormai cittadino degli Stati Uniti naturalizzato, volle regalare alla città un segno di speranza, che prese la forma di questo toro in bronzo di tre tonnellate. Senza aver chiesto alcun permesso, Di Modica posizionò la statua nel distretto finanziario, ovvero nel luogo più colpito, almeno simbolicamente, dalla crisi in atto.

Questo toro, anch'esso decisamente indomito, stava a rappresentare «la forza e il potere del popolo americano» e intendeva perciò essere un simbolo positivo capace di ispirare gli statunitensi perché, nonostante le difficoltà economiche, non si abbattessero, ma anzi risorgessero dalle loro proprie difficoltà. La popolazione di New York subito si innamorò della statua, ma gli addetti alla finanza cercarono invece di far rimuovere il toro, chiamando la polizia perché se ne occupasse. Il resto dei Newyorkesi insorse a difesa della statua, che finì per rimanere dov'era: quasi quarant'anni dopo, la statua del Charging Bull è infatti diventata ormai uno dei simboli della città.

Da dove nacquero dunque le polemiche, nel marzo del 2017? Dal fatto che, quando la Fearless Girl comparve di fronte al suo toro di bronzo, Arturo Di Modica, che è ancora il proprietario della statua, richiese che il Charging Bull gli venisse restituito! Di Modica aveva infatti sì ceduto a New York il proprio lavoro a tempo indeterminato, ma non l'aveva mai donato definitivamente alla città. E, con la presenza della bambina indomita, il significato del Charging Bull, che invece di incutere speranza assumeva un aspetto vagamente minaccioso, cambiava completamente: non solo, senza Charging Bull la statua della bambina sarebbe apparsa, più che indomita, solo come una graziosa bulletta intenta a sfidare il vento. Secondo Di Modica si trattava di un giusto prezzo da pagare per ridare dignità al suo toro.

Quindi: non solo Fearless Girl si era appropriata del Charging Bull per amplificare il proprio significato, ma questo significato distorceva completamente gli intenti originari del Charging Bull. Il suo autore, comprensibilmente, non ne era molto felice.

D'altro canto la Fearless Girl era stata commissionata alla sua autrice da una società d'investimento chiamata State Street Global Advisors, per promuovere un proprio fondo, il cui nome abbreviato era SHE: il fondo includeva diverse compagnie promotrici di una politica aziendale che includesse le donne in ruoli di potere. Non a caso, ai piedi della statua troneggiava una targa che recitava: «Riconosci il potere delle donne al comando. LEI fa la differenza». E noi sappiamo che "lei" in inglese si dice "she", che poi era anche il nome del fondo d'investimento. Quindi era SHE a fare la differenza, e non importa se fosse ambiguo che il soggetto di questa differenza fosse il potere femminile o un fondo d'investimento o tutti e due contemporaneamente. Fearless Girl era dunque sia un pezzo artistico dalla profonda capacità evocativa che un geniale strumento di marketing.

Conosciuta tutta la storia, verrebbe da parteggiare per Di Modica, che nel 2017 si vide scippare la propria opera d'arte sia da un punto di vista fisico che concettuale. E per giunta da parte di una società d'investimento! La relazione di Davide contro Golia, che la Fearless Girl e il Charging Bull incarnavano così bene, veniva di fatto rovesciata nel contesto della diatriba tra il piccolo artigiano e la grande società d'investimento che, sul terreno dell'arte, si fronteggiavano ognuno rivendicando il proprio operato e i propri significati.

Il dubbio, a questo punto, è quello di chiedersi quanto queste discussioni siano fini a loro stesse, almeno per quanto riguarda il pubblico, ovvero le persone che ogni giorno attraversano le strade di New York e a cui veramente appartengono i significati di queste opere artistiche.


Forse negli ultimi quarant'anni i tempi sono cambiati tanto da rendere più urgente l'esistenza della ragazza indomita rispetto a quella del toro coraggioso? Quanto è sentita oggi l'impellenza di ricordare al popolo americano il proprio coraggio di fronte alle avversità del mondo finanziario, in un'epoca che ancora, dal movimento #MeToo in poi, fatica a riconoscere un'uguaglianza tra uomo e donna?

Indipendentemente dal fatto che una di queste statue fosse anche il frutto di uno stratagemma pubblicitario, qual è il messaggio che oggi abbiamo più bisogno di sentire? Forse è questa la vera domanda da porsi: e la risposta a questo quesito spetta a tutti noi, il pubblico.

La storia però s'infittisce e, proprio nel solco di ciò che il pubblico vuole vedere o meno, si tinge di ulteriore ironia. Infatti, poco più di due mesi dopo l'installazione della Fearless Girl, nel maggio del 2017, una nuova creatura in bronzo si ritagliò uno spazio tra le due statue incriminate: si trattava del cagnolino Sketchy Pug, ritratto accanto al piedino sinistro della nostra Fearless Girl mentre faceva la pipì. L'artista Alex Gardega, autore dell'opera, l'aveva posto ai piedi della ragazzina in segno di protesta, proprio perché «irrispettosa nei confronti dell’artista che ha fatto il toro, che invece ha una sua integrità». I newyorkesi però non accettarono di buon grado questo nuovo arrivo e, con la stessa benevolenza con cui avevano accolto a marzo la ragazzina indomita, con rabbia si scagliarono contro Gardega e il suo cagnolino il maggio successivo: tanto che, per via della sua trovata, l'artista finì per beccarsi del misogino, perché aveva osato protestare contro un simbolo di emancipazione femminile. E così Gardega poco dopo fu costretto a rimuovere il suo cagnolino di bronzo, temendo per la sua incolumità (ma se qualcosa fosse accaduto al cane, mi chiedo io, cosa avrebbero detto gli animalisti?).

Il fatto è che in fondo è la gente, è la storia, è la società stessa a decidere i significati dell'arte, ad aggiornarne il senso attraverso il suo occhio privo di costruzione o di malizia. Forse non giudicherà ciò che vede coi criteri filologici più eruditi, né nel segno dell'ortodossia più pura: ma certo sa cosa ha bisogno di vedere ogni giorno quando percorre una strada, che è esattamente il fulcro del genio inquietante che sta dietro all'esistenza di Fearless Girl.

Arriviamo dunque a oggi, o almeno all'ultimo aggiornamento di questa storia infinita giocata a colpe di statue di bronzo poste una accanto all'altra: dopo un lungo protestare durato quasi due anni, Arturo Di Modica riuscì a ottenere la meglio nel braccio di ferro che vedeva competere il Charging Bull e la Fearless Girl e ottenne che la ragazzina indomita venisse spostata lontano da lì. In questo modo si sarebbe restituito al suo toro, lasciato finalmente ramingo e solitario a combattere contro le crisi finanziarie di ogni epoca, il suo significato originario di speranza. Così, in una notte di novembre del 2018, alcuni addetti del comune di New York presero la Fearless Girl per traslocarla di fronte al New York Stock Exchange, ovvero la borsa di New York, che si spera diventi la sua collocazione definitiva. Al posto della Fearless Girl, che certo non si fa dimenticare facilmente, di fronte al toro di Di Modica è stata posta una placca rotonda, che ricorda le impronte della bambina. Una frase la ricorda così: «Fearless Girl si è spostata al New York Stock Exchange. Finché lei si trova lì, prendi il suo posto»: invitando così le donne in carne e ossa che visitano la città ad aderire alle sue impronte e a sfidare indomite qualsiasi creatura minacciosa provi a incalzarle.

Io trovo che si tratti di un epilogo perfetto.

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