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  • Nina Ferrari

La biografia di Virginia Woolf, genio letterario infelice


Virginia Woolf (1882-1941) è stata una scrittrice, una saggista e un'attivista britannica, tra le voci più importanti della letteratura del XX secolo. Nata a Londra nel 1882, fu una figura di spicco nella narrativa sperimentale del modernismo inglese: nelle sue opere usufruiva spesso della tecnica del flusso di coscienza, che, pur rendendo la sua prosa più ostica a una prima lettura, concedeva al lettore di entrare gradualmente nella vita interiore dei personaggi raccontati come mai era accaduto prima di allora. Voce lirica, colta critica letteraria e indagatrice dell'animo umano, Woolf è considerata come una profonda innovatrice dello stile e della lingua inglese.

Figlia di un intellettuale, Sir Leslie Stephen, e della modella Julia Prinsep-Stephen, che si sposarono in seconde nozze dopo essere rimasti entrambi vedovi, Woolf ricevette una buona educazione umanistica, nonostante assieme alla sorella fosse stata istruita in casa, mentre ai fratelli maschi - due dei quali figli del matrimonio dei suoi genitori, mentre altri tre fratelli erano nati dalla precedente unione della madre col primo marito - era stato concesso di frequentare l'Università di Cambridge.

La giovinezza di Woolf si caratterizzò nei suoi primi anni per la generale serenità e l'armonia della casa londinese in cui viveva con la sua famiglia; nonostante alcuni eventi particolarmente spiacevoli, i primissimi anni della vita furono felici: ad esempio, lei e Thoby, il fratello maggiore di due anni, mostrarono subito un'inclinazione per la letteratura e, ancora piccolissimi, diedero luce a un giornale letterario che distribuivano ai familiari e in cui scrivevano le loro storie di fantasia. Allo stesso modo, le spensierate vacanze al mare nella residenza estiva in Cornovaglia furono d'ispirazione a uno dei suoi capolavori, Gita al faro: il romanzo, profondamente autobiografico, non solo prende spunto, nella sua prima parte, dalle limpide giornate estive dell'infanzia dell'autrice; per la sua seconda parte, così breve, scioccante e desolata, si rifa al trauma che Woolf visse a tredici anni, quando sua madre morì. Il padre, afflitto per la perdita, alla morte della moglie vendette la casa in Cornovaglia, in cui si erano sedimentati i ricordi felici dell'infanzia di Virginia.

La giovinezza di Woolf fu infatti attraversata da due fondamentali eventi traumatici, che la segnarono per tutta la vita: il tentato stupro da parte di uno dei fratellastri nel 1888, quando aveva appena sei anni (fu la stessa Virginia a narrare questa terribile esperienza nel racconto autobiografico Momenti di Essere), e la morte della madre, a cui era molto legata, nel 1895. Nel corso di pochissimi anni, Virginia Woolf subì diversi lutti: dopo la madre, due anni dopo morì anche la sorellastra Stella, figlia di primo letto di suo padre e mentalmente instabile; nel 1904 suo padre, che era rimasto profondamente ferito e debilitato dalla perdita della moglie amata e di una figlia, spirò a sua volta. Tutto questo portò Virginia a un primo crollo nervoso, da cui si riprese, a poco a poco, anche grazie alla scrittura.

Divenne collaboratrice del supplemento letterario del Times poco più che ventenne, ma in seguito decise di concentrarsi soprattutto sulla propria attività di romanziera, riscuotendo grande successo ancora in vita. Fu autrice di capolavori universali della letteratura come La signora Dalloway (1925), Gita al faro (1927) e Orlando (1928), ma anche di saggi fondamentali nella riflessione sulla condizione femminile come Una stanza tutta per sé (1929) e Le tre ghinee (1938). Della genesi di Orlando il blog de Il Tuo Biografo ha parlato anche in questo articolo, che racconta il grande amore che la scrittrice inglese ebbe per una persona - in apparenza molto trasgressiva - che le ispirò il personaggio che dà il titolo al libro: è una storia bellissima.

Nel 1905 fondò, assieme ai fratelli Thoby e Vanessa e ad altri amici intellettuali, il Gruppo Bloomsbury, un circolo letterario che avrebbe dominato la cultura inglese per circa trent'anni. Grazie al Gruppo Bloomsbury conobbe personalità di spicco della cultura contemporeanea, tra cui anche Bertrand Russel e Leonard Woolf, un teorico polico e l'uomo della sua vita (anche se non il suo unico amore: come vi abbiamo raccontato qui), che avrebbe sposato nel 1912. Grazie al Gruppo Bloomsbury attirò a sé anche figure di spicco della cultura internazionale, come Ludwig Wittgenstein e Marguerite Yourcenar (alla cui biografia il blog de Il Tuo Biografo ha dedicato un approfondimento, che trovate qui); quest'ultima divenne tra l'altro la traduttrice in francese di alcune opere di Woolf, tra cui Le onde, forse il suo romanzo più sperimentale. Di questo incontro Yourcenar disse: «Essendo una traduttrice coscienziosa mi sono detta: "Andiamo a chiederle cosa vuol che faccia, come vuole che traduca il suo romanzo". Si trattava di Le onde, che è ancora il romanzo di lei che preferisco. In realtà, essa non aveva alcuna opinione in proposito. Mi ha detto: "Faccia come vuole". Non che questo mi aiutasse molto, ma almeno l'avevo vista. A quell'epoca, appariva già molto fragile, molto in pericolo».

L'attività di Woolf nel mondo della cultura non si limitava però solo alla cura del suo circolo letterario e alla scrittura delle proprie opere: assieme al marito Leonard, nel 1917 fondò la casa editrice Hogarth Press, grazie a cui pubblicò non solo gran parte delle proprie opere, ma anche nuovi talenti letterari che scoprì lei, come T.S. Eliot e Catherine Mansfield, o altri autori in traduzione come il nostro Italo Svevo.

La sua attenzione per i talenti del prossimo e i suo attivismo culturale si intrecciarono anche alla sua lotta per la parità dei sessi e per un allargamento della scolarizzazione anche ai ceti più bassi della società. Oltre a mostrare simpatia per il movimento delle Suffragette , che si batteva per l'estensione del voto politico anche alle donne, Woolf si impegnò in prima linea dando ripetizioni serali a un gruppo di operaie in un collegio di periferia. Secondo lei, come spesso indica anche nel proprio Diario, che compilò quotidianamente per tutta la sua vita, l'unica strada verso l'emancipazione era quella dell'educazione.

Una precaria salute mentale aveva contraddistinto l'esistenza di Virginia Woolf fin da quando era una ragazza. Aveva anche tentato il suicidio nel 1913 e solo le attenzioni e le cure amorevoli del marito Leonard, la vicinanza degli amici più cari, oltre ovviamente alla sua attività di scrittrice, le avevano regalato nuovamente la voglia di vivere. Woolf amava essere circondata di persone e quando era costretta alla solitudine cadeva in profondi stati d'ansia. Nel 1939 era scoppiata la Seconda Guerra Mondiale e le cupe notizie politiche che si aggiornavano giorno dopo giorno non alimentavano la sua stabilità psicologica. Il 28 marzo del 1941, sola nella sua casa del Sussex, Woolf si riempì le tasche di sassi, passeggiò brevemente fino al fiume e vi si lasciò annegare.

Al marito Leonard lasciò una breve nota:

«Carissimo, sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. Non penso che due persone abbiano potuto essere più felici fino a quando è arrivata questa terribile malattia. Non posso più combattere. So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai lo so. Vedi non riesco neanche a scrivere questo come si deve. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se qualcuno avesse potuto salvarmi saresti stato tu. Tutto se n'è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi».

Oggi le ceneri di Viriginia Woolf riposano sotto a due olmi, accanto a quelle del marito, nel giardino della Monk's House, la villetta estiva in cui solevano ritirarsi d'estate, nella contea del Sussex.

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