• Nina Ferrari

Chi è Marie Kondo e cosa piace a un biografo del suo metodo?


Marie Kondo è l'autrice giapponese del best-seller Il magico potere del riordino. Il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita, edito in Italia da Vallardi; dalla sua prima uscita, nel 2011, il manuale ha venduto più di tre milioni di copie in tutto il mondo ed è stato tradotto in trenta lingue. Marie Kondo, classe 1984, iniziò a interessarsi di economia domestica durante gli anni in cui frequentava la facoltà di sociologia all'università di Tokyo: fu in quel periodo che cominciò a proporsi come "consulente del riordino" e a sviluppare il metodo KonMari che ha brevettato e che ha fatto la sua fortuna. Oggi Marie Kondo è sposata, ha due figlie piccole e vive a Tokyo.

In seguito al successo mondiale de Il magico potere del riordino, Kondo è stata menzionata da Time tra le cento personalità più influenti nel 2015, mentre nel 2016 ha pubblicato il sequel del suo manuale, che si intitola 96 lezioni di felicità. A questo libro ha fatto seguito il manga illustrato da Yuko Uramoto e scritto da Kondo stessa, in cui una storia d'amore trova il suo lieto fine proprio grazie al metodo KonMari a cui la protagonista del fumetto decide di affidarsi: si intitola La magia del riordino. Una storia d'amore illustrata. Il manga ed è uscito sempre per Vallardi nel 2018. Se avete in casa un adolescente particolarmente disordinato, forse è un libro da tenere a mente per un regalo non del tutto disinteressato.

Nel 2019 Marie Kondo è tornata agli onori delle cronache per il reality di cui è protagonista: prodotto da Netflix e girato negli Stati Uniti nel corso della prima metà del 2018, Tidying up - Facciamo ordine con Marie Kondo (se volete vedere il trailer ufficiale cliccate qui) racconta in otto puntate otto diverse famiglie statunitensi alle prese con il disordine delle loro case: compresa la ragione per cui queste famiglie sentono di dover dare una svolta alla loro vita e affinché possano iniziare serenamente una nuova fase dell'esistenza, Marie Kondo entra nel loro habitat in punta di piedi, per poi assegnare con piglio deciso diversi compiti che si basano sul suo metodo. Secondo Kondo gli oggetti materiali (a cui il blog de Il Tuo Biografo ha già dedicato alcuni spunti di riflessione, che se volete potrete leggere cliccando qui) non vanno messi in ordine a seconda della stanza in cui si trovano, ma per categorie, ovvero:

- vestiti

- libri

- documenti

- komono (un termine giapponese che si riferisce a una miscellanea di oggetti di varia natura)

- oggetti che ricoprono un valore sentimentale

Nella società del benessere in cui viviamo siamo contornati da molte più cose di quelle di cui abbiamo bisogno e il rischio per molti è quello dell'accumulazione inutile (e, a proposito di storie personali e di spazi da riordinare, in modo semi-serio ho già avuto modo di parlarne nei miei Racconti della Cantina, dove su questo argomento si svolse un braccio di ferro agguerrito tra me e la mia nonna novantenne). Il fatto è che, secondo Marie Kondo (o, almeno, secondo l'interpretazione che io do del suo metodo), è importante guardare alla propria casa e agli spazi che si vivono come a un luogo in cui essere e non in cui avere. E, se si arriva a un punto in cui ciò che abbiamo ci impedisce di essere, allora è arrivato il momento di buttare via qualcosa. Perché c'è una bella differenza tra il possedere le cose e l'esserne schiavi.

Non a caso, il metodo KonMari si basa su un assunto molto importante, che è quello di visualizzare la vita che vorremmo prima di metterci a buttare il superfluo. Del resto, come potremmo discernere ciò che è importante da ciò che invece non lo è senza prima definire cosa è "importante per cosa"? Ecco allora le sei regole base su cui è costruito il metodo di Marie Kondo:

1) Prendi con te stesso l'impegno di mettere in ordine

2) Immagina la tua vita ideale

3) Impegnati a lasciar andare, prima di ordinare

4) Riordina per categoria e non per luogo

5) Segui l'ordine giusto

6) Chiediti di ciascun oggetto se ti dà gioia (che è un punto fondamentale del suo metodo)

E fino a qui, direi, tutto bene. Il problema del metodo KonMari, o almeno della sua rappresentazione in video interpretata dalla sua creatrice, sta, da un lato, nelle moine pseudo-orientali che Kondo inscena per dare un sostrato spirituale ai suoi consigli (superfluo, detto tra noi: se un paio di jeans vecchi vent'anni è inutile, lo è anche la cerimonia per buttarli via); dall'altro, sta nella rigidità del metodo KonMari, che tratta ogni tipo di oggetto col significato che gli dà l'autrice. Il che diventa evidente - e figurati se un blog come quello de Il Tuo Biografo poteva non ribellarsi - quando si arriva alla questione libri.

Secondo Marie Kondo, infatti, si dovrebbero conservare solo i libri che, tenuti in mano, infondono gioia, e per chiunque non dovrebbero essere più di una trentina. Ora, per qualsiasi bibliofilo, ma anche un semplice appassionato di letteratura o cultura, questa è evidentemente una corbelleria pazzesca. Certo, chiunque ha in casa qualche libro inutile, ma un vero lettore non tiene in casa i propri libri solo perché li ha amati pazzamente: a volte li conserva perché li ha trovati interessanti o istruttivi; in alcuni casi - penso ad esempio a certi tomi che risalgono ai tempi dell'università - perché sono il cimelio che ricorda una battaglia vinta; o semplicemente per avere un promemoria di ciò che si ha letto, che un giorno si potrebbe consigliare o regalare. Ma buttare via i libri? Alla maggioranza dei lettori questo non può che apparire come un comportamento quasi blasfemo!

Eppure nel metodo di Marie Kondo si possono trovare molti spunti interessanti, anche dal punto di vista di un biografo come me. L'idea di vivere uno spazio e di non farsene vivere; il fatto di accostarsi a ogni oggetto chiedendosi prima di buttarlo o tenerlo cosa significhi per noi; l'appello a riflettere, insomma, e a conservare soprattutto ciò che è utile alla nostra vita o alla nostra interiorità, alla nostra memoria vissuta come strumento per vivere e non come a una trappola che ci costringe nel passato. Ecco, tutto questo ha senso. E, se non siete accumulatori compulsivi a cui serve una terapia d'urto, non vi servirà Marie Kondo per fare tutto questo, ma solo una ritrovata consapevolezza: siete voi a dare valore alle cose e non vicerversa.

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