• Federica Focà

La biografia di Saul Bellow, indagatore dell'animo umano





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Saul Bellow (1915-2005), alla nascita Solomon Bellows, nacque il 10 giugno del 1915 a Lachine, un villaggio canadese non distante da Montréal, in Québec. Di religione ebraica, la sua famiglia si era trasferita in Canada da San Pietroburgo due anni prima. Il padre, Abraham Bellows, nato a Vilnius, dopo avere dichiarato fallimento come panettiere iniziò a importare tessuti e ne faceva commercio ambulante; la madre, Lescha (detta Liza) Gordin, era profondamente religiosa. Il giovane Saul, ultimo di quattro figli, visse a stretto contatto con la comunità ebraica in un quartiere povero e multietnico di Montreal, abitato da emigrati e figli di emigrati russi e soprattutto polacchi, ucraini, greci e italiani. Quando Saul aveva nove anni suo padre venne picchiato selvaggiamente, secondo molti a causa dei suoi traffici nel giro del contrabbando di alcolici: l'evento portò la famiglia a trasferirsi negli Stati Uniti, nella zona polacca del West Side di Chicago.

Saul ebbe un’infanzia sognatrice e fervida di studi: era molto attratto dalle questioni spirituali, e infatti l’influenza ebraica fu fondamentale nella sua formazione, che comprese anche un insegnamento talmudico. Nel 1933, a diciotto anni,il giovane Bellow visse il suo primo grande dolore: la madre morì a causa di un carcinoma ai polmoni. Il suo rendimento scolastico, tuttavia, non ne risentì, anzi, continuò a dimostrarsi uno studente brillante. Il giovane Saul compì gli studi superiori alla Tuley High School che, frequentata da americani, polacchi e scandinavi, rifletteva il carattere vario della composizione sociale di Chicago. Conclusi gli studi superiori, si iscrisse all'Università di Chicago dove entrò in contatto con idee marxiste, che però esercitarono su di lui solo una breve fascinazione. Dopo un solo anno di studi fu costretto ad abbandonare l’università e a trovarsi un lavoro, poiché la famiglia non poteva più mantenerlo. Dopo aver messo da parte il denaro necessario si iscrisse alla Northwestern University, dove nel 1937 si laureò, a pieni voti, in antropologia e sociologia. Nello stesso anno ottenne una borsa di studio grazie alla quale entrò come ricercatore alla University of Wisconsin, a Madison.

Bellow, che in seguito si sarebbe distinto per la sua vita sentimentale assai turbolenta, dovette però lasciare l’incarico dopo il matrimonio con la prima delle sue cinque mogli, Anita Goshkin, che ben presto gli diede un figlio. Nel 1938 divenne docente al Pestalozzi-Froebel Teacher College di Chicago, dove rimase fino al 1942. All’insegnamento aggiunse una collaborazione con la prestigiosa rivista Partisan Review, di ispirazione trotzkista, nella quale nel 1941 furono pubblicate le sue prime novelle, Two Morning Monologues.

Durante la Seconda guerra mondiale Bellow si arruolò nella marina mercantile, ma non partecipò ad alcuna operazione bellica. Mentre il conflitto era ancora in corso scrisse L'uomo in bilico (1944), un inquietante romanzo su un uomo in attesa di andare in guerra: l’opera venne accolta tiepidamente dal pubblico, ma con grande favore dalla critica. Conclusa la guerra, lo scrittore ottenne un posto di insegnante presso la University of Minnesota, a Minneapolis. Nel 1947 arrivò il suo secondo romanzo, La vittima (da cui venne tratta una versione teatrale nel 1952), nel quale esplorò la questione del giudaismo. L’opera gli fece vincere una borsa di studio conferita dalla Fondazione Guggenheim: Bellow poté così soggiornare per due anni in Europa, dedicandosi a tempo pieno alla letteratura. Il frutto del suo lavoro fu il romanzo Le avventure di Augie March (1953), scritto a Parigi, che si sarebbe rivelato un successo di critica e di pubblico, ottenendo anche il National Book Award.

Tornato in patria, Bellow alternò l'attività di scrittore a quella di insegnante: ricoprì la cattedra di scrittura creativa all’Università di Princeton nel 1950, e tre anni dopo si trasferì al Bard College di Annandale. Nel 1956, dopo aver divorziato dalla prima moglie, si sposò con Alexandra Tschacbasov, dalla quale ebbe il secondo figlio. Nello stesso anno uscì il suo quarto romanzo, La resa dei conti, pubblicato con altre novelle, nonché una breve opera teatrale. Con la fine degli anni Cinquanta incominciò il periodo più prolifico dello scrittore. Nel 1959 arrivò il romanzo che gli assicurò il successo internazionale: Il re della pioggia, che racconta le picaresche avventure in Africa di un maturo americano, probabilmente una caricatura di Hemingway, in cerca di redenzione.

Parallelamente alla sua opera romanzesca, Saul Bellow scrisse numerosi articoli e critiche letterarie per diverse settimanali e riviste, tra le quali Harper's Bazaar e New Yorker; nel 1960 assunse la direzione di The Noble Savage. Inoltre, affermò la sua appartenenza alla tradizione letteraria ebraico-americana traducendo dall'yiddish alcune novelle di Isaac Bashevis Singer (come ad esempio il superbo Gimpel l'idiota, del 1957). Nel 1961, dopo essersi sposato per la terza volta con l’insegnante Susan Glassman, con la quale ebbe un altro figlio, accettò un posto all'Università di Porto Rico. Rimase sull’isola per un anno, tenendo un corso in qualità di visiting professor.

Nel 1962 ritornò a Chicago, dove cominciò a collaborare con la Chicago University: restò nella metropoli dell’Illinois quasi ininterrottamente per trent’anni. Nel 1964 arrivò un altro dei suoi capolavori: Herzog, che rimase per 42 settimane nella lista dei libri più venduti, e per il quale ottenne un secondo National Book Award. Tale libro, riprendendo alcuni eventi della sua vita privata, parla di un accademico in crisi che, per lenire il dolore del tradimento della moglie con il suo migliore amico, scrive lettere ai più svariati destinatari, senza peraltro mai inviarle. Nella seconda metà degli anni Sessanta Bellow scrisse anche per il teatro. La sua prima prova, The Last Analysis, proposta a Broadway nel 1964 si rivelò un fiasco; andò meglio due anni dopo con la commedia Under the Weather.

Nel 1966 lo scrittore si recò in viaggio in Polonia, da dove tornò con un distacco ancora più profondo non solo verso il comunismo, ma anche verso la cultura americana. Negli anni successivi tenne numerose conferenze nelle quali rese alcune dichiarazioni che scandalizzarono il mondo intellettuale americano, soprattutto quelle riguardanti gli afroamericani. Celebre è rimasta un'intervista al New York Magazine nel 1988, nella quale Bellow affermò: «Chi è il Tolstòj degli Zulu? Il Proust degli abitanti di Papua? Sarei lieto di poterli leggere». Ma l’atteggiamento di Bellow nei confronti di altre etnie e culture sfugge alle semplificazioni. Nei suoi romanzi traspare una profonda simpatia per gli africani, soprattutto nel libro Il re della pioggia; inoltre, secondo il suo biografo James Atlas nelle sue opere Bellow stigmatizzava le condizioni in cui si viveva nei ghetti afroamericani del South e del West Side di Chicago. Per non parlare del fatto che negli anni Cinquanta Bellow sviluppò una profonda e duratura amicizia con lo scrittore nero Ralph Ellison.

Nel 1967 Bellow, sempre attento agli eventi del suo tempo, fu corrispondente di guerra per il Newsday durante il conflitto israelo-arabo: quest'esperienza ispirò un lungo saggio sullo Stato di Israele, Ritorno da Gerusalemme (1976). Intanto proseguivano i suoi successi letterari, e arrivarono i romanzi Addio alla casa gialla (1968) e Il pianeta di Mr. Sammler (1970), che vinse il National Book Award. Nel 1974 Bellow si risposò con la quarta moglie, Alexandra Ionescu Tulcea, matematica rumena della Northwestern University. Nel 1975 uscì Il dono di Humboldt, che fu premiato con il premio Pulitzer. Nel 1976, con sua grande sorpresa, Bellow ricevette il Premio Nobel per la letteratura, che gli venne conferito con la seguente motivazione: «Per la comprensione umana e la sottile analisi della cultura contemporanea che sono combinate nel suo lavoro».

La seconda parte degli anni Settanta, però, per lo scrittore fu caratterizzata da alcuni problemi personali, matrimoniali e di salute, che rallentarono la sua produzione letteraria. La sua vita sentimentale, infatti, si fece sempre più complicata: tra mogli e amanti, le spese per gli alimenti diventarono sempre più gravose. Trovò invece grande soddisfazione nei rapporti di amicizia: conobbe e strinse un forte legame con lo scrittore John Cheever, che morì nel 1982, con suo grande dispiacere; si legò anche a Philip Roth, altro grande della letteratura americana, di cui il blog de Il Tuo Biografo vi ha già parlato in questo approfondimento. Bellow tornò al romanzo solo nel 1982 con una delle sue opere più cupe e meno apprezzate: Il dicembre del professor Corde. Due anni dopo, peraltro, uscì la raccolta di racconti Quello col piede in bocca e altri racconti, accolta entusiasticamente dalla critica. Nel 1985 dovette affrontare dei gravi lutti: morirono i fratelli Maurice e Samuel e la prima moglie, Anita.

Tuttavia, la sua produzione letteraria non si arrestò, e uscirono Ne muoiono più di crepacuore (1987), La sparizione (1989), e Il circolo Bellarosa (1989). Nel 1989 si sposò per la quinta volta con Janis Freedman, una sua ex studentessa e poi assistente. Da tale unione nacque il suo quarto figlio, l’unica bambina, Rosie Bellow. Nel 1993 lo scrittore accettò una proposta di lavoro della Boston University e, con grande sorpresa dei suoi conoscenti, si trasferì nel Massachusetts.

Bellow trascorse la maggior parte degli anni Novanta tra Boston e il Vermont, dove amava soggiornare per lunghi periodi di tempo in uno chalet isolato nella foresta. Nel 1997 uscì il suo romanzo breve Una domanda di matrimonio. L'ultimo lavoro dello scrittore fu Ravelstein (2000), opera in cui rievoca l’amico e collega Allan Bloom. Saul Bellow morì il 5 aprile del 2005 nella sua casa di Brookline, nel Massachusetts, circondato dall’affetto della moglie e della figlia. Venne sepolto al Morningside Cemetery di Brattleboro.

Per chi volesse approfondire ulteriormente la biografia di Saul Bellow, il blog de Il Tuo Biografo vi consiglia l’opera del suo biografo, James Atlas, che, dopo oltre dieci anni di ricerche approfondite, nel 2000 pubblicò La vita di Saul Bellow, tradotto in Italia da Mondadori.



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Ci piace tenere d'occhio i libri che hanno vinto il Premio Pulitzer, perché, grazie alla dura selezione a cui ogni opera vincitrice è sottoposta, essi rappresentano ogni anno il fior fiore delle novità editoriali. Di come funziona l'assegnazione del Premio Pulitzer e della sua storia qui sul blog de Il Tuo Biografo ho già parlato in questo post. Per sapere di più di tutti i libri premiati col Premio Pulitzer di cui ha parlato il blog de Il Tuo Biografo, clicca qui.



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